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Pmi: Confindustria Padova, fiducia nelle banche ai minimi (3)

domenica 26 ottobre 2014

2' di lettura

(AdnKronos) - "La Regione Veneto ha sempre puntato e continua a puntare sulla predisposizione di iniziative che consentano di intervenire su vari fronti prima che la crisi delle aziende sia troppo grave - dichiara Elena Donazzan, Assessore all'Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Veneto - È più che evidente, quindi, che gli indicatori che possono fornire le Associazioni degli imprenditori, anche tramite le indagini che oggi ci sono presentate, siano fondamentali per capire quando interviene la crisi, di che tipo di crisi si tratti, quanto e per quali aspetti incida. Conseguentemente la Regione conferma di voler predisporre strumenti adeguati, che siano di tipo finanziario o di temporary management o di specifica formazione, per favorire in tutti i modi l'evoluzione finanziaria delle Pmi e preparare figure esperte al loro interno. Perché una cosa è chiara, non possiamo permetterci di disperdere il patrimonio imprenditoriale del Veneto che deve anzi arricchirsi e colmare eventuali lacune laddove, come in questo caso, siano individuate in modo corretto e approfondito". "Stimolare il cambiamento delle imprese e una gestione finanziaria equilibrata - dichiara Mario Ravagnan, Delegato Confindustria Padova per il Credito e Finanza - significa rimuovere una delle prime cause di crisi aziendali e ricreare le condizioni per uno sviluppo sano. Ciò significa redditività sufficiente ma anche analisi dei costi e programmazione finanziaria, livelli contenuti di indebitamento, diversificazione delle fonti di capitale per restare sul mercato. Occorre per questo un cambiamento culturale del modo di fare impresa, ma soprattutto un nuovo modello di relazione banca-impresa cui si dovrà concorrere da entrambe le parti. Le Pmi non vedono la banca come partner con cui condividere obiettivi e strategie industriali. Per questo serve più cultura finanziaria, impegno nel capitale, trasparenza da parte delle imprese. Ma serve anche meno opacità da parte delle banche su tempi di risposta, pricing, merito di credito e soprattutto più cultura industriale, cioè capacità di leggere le reali prospettive di sviluppo delle imprese e condividerle per essere davvero partner". (segue)

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