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Criminalita': a Vibo Valentia +120% di infrazioni nel ciclo dei rifiuti

domenica 23 giugno 2013

2' di lettura

Roma, 18 giu. - (Adnkronos) - Cresce il business dell'ecomafia, l'unica industria italiana che non avverte la crisi. E se il Paese si conferma sul podio della classifica generale dei reati accertati, ma anche in quelle che riguardano il ciclo del cemento e il ciclo dei rifiuti, Reggio Calabria e Cosenza figurano tra le prime dieci in tutte le classifiche su base provinciale. In particolare, per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti balza agli occhi il caso Vibo Valentia: ha risalito la graduatoria fino a figurare come seconda provincia in Italia per numero di infrazioni, con addirittura un incremento del 120% rispetto al 2011. Cosi' Legambiente Calabria, sottolineando che dallo scioglimento del Comune di Reggio per contiguita' con la 'ndrangheta alle inchieste sulle infiltrazioni negli appalti pubblici passando per il caos discariche e il fallimento delle societa' miste di gestione dei servizi ambientali, la regione appare sempre piu' 'terra di grandi affari illeciti'. Anche il turismo, vera risorsa della regione, e' in mano alle cosche come testimonia l'inchiesta Metropolis della Dda di Reggio. "Quella delle ecomafie - dichiara il presidente di Legambiente Calabria, Francesco Falcone - e' l'unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Un'economia che cavalca l'abusivismo, distrugge il territorio, drena le risorse degli appalti pubblici". Per Nuccio Barilla', della segreteria nazionale di Legambiente, "occorre uno scatto di reni per introdurre finalmente i reati ambientali nel codice penale e occorre un giro di vite sul fronte abusivismo edilizio, per scongiurare nuove costruzioni e spingere per le demolizioni degli ecomostri. I dati della realta' richiedono a tutti i livelli una nuova consapevolezza: le ecomafie uccidono la Bellezza, che e' la risorsa piu' preziosa della Calabria su cui si deve costruire una nuova economia e rubano prospettive di futuro ai giovani, costretti a fuggire in mancanza di alternative fuori dai circuiti criminali. Nessuno puo' piu' restare passivo e indifferente".(segue)

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