Roma, 16 ott. (Adnkronos) - "Non sono il primo ministro di questo Paese ma vorrei dire che ci vuole più coraggio, perché mantenendo lo status quo, anche se ci sono passi nella direzione giusta, che possiamo valutare positivamente, non cambiano l'andamento dell'economia né il futuro del Paese". Così il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, a margine dell'inaugurazione del Saie di Bologna, commenta la legge di stabilità. "I passi sarebbero anche nella direzione giusta, ma ancora una volta sono non sufficienti a farci ritrovare la crescita". Secondo il numero uno di Viale dell'Astronomia, infatti, "non incide realmente sul costo del lavoro". Ricordando che Confindustria "aveva indicato come priorità assoluta il taglio del cuneo fiscale", Squinzi esprime poi un auspicio per un miglioramento: "Spero che si possa intervenire ulteriormente per fare qualcosa di più". E aggiunge: "Stiamo preparando un confronto tra quello che è stato deciso e quello che avevamo chiesto a gennaio con il progetto di Confindustria per la crescita dell'Italia. E dai primi dati che ho visto, il confronto è abbastanza deludente e preoccupante". Intanto la Uil si dice "certamente pronta" a proteste forti e allo sciopero contro le misure della legge di stabilità che riguardano il pubblico impiego: dal blocco dei contratti a quello del turn over, dal taglio degli straordinari alle misure sulla liquidazione. A dirlo è il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. "Il governo aveva detto basta ai tagli lineari, annunciando: d'ora in poi solo operazioni chirurgiche sulla p.a. per decidere dove investire e dove tagliare - afferma Angeletti - cosa c'è invece di più lineare di bloccare la contrattazione? Colpisce tutti i lavoratori dipendenti, qualsiasi lavoro facciano, qualunque importanza abbia il loro lavoro per la vita dei cittadini. Adesso basta, siamo certamente pronti" a proteste "molto forti". Anche allo sciopero? Luigi Angeletti risponde secco: "Certamente". Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, "questa legge di stabilità è la smentita delle infinite promesse che i ministri hanno fatto in molte occasioni negli scorsi mesi, e non determina discontinuità rispetto alle politiche precedenti". "Le cifre mensionate per lavoro e imprese - dice la leader sindacale - non bastano a determinare il cambiamento, anzi, la legge sembra aggredire nuovamente il lavoro pubblico e mette in discussione anche la stabilizzazione dei precari". Le uniche note positive individuate da Camusso sono per "la stabilità dei Comuni e le possibilità di investire".