Siena, 20 ott. (Adnkronos) - Una vendemmia che, da nord a sud, potrebbe essere definita in stile "vintage": è, per Winenews.it, il tratto saliente della campagna 2013 che riporta, per così dire, l'Italia enoica decisamente agli anni Ottanta. Si registra, infatti, sulla gran parte del territorio nazionale un inizio delle operazioni di raccolta che ricorda da vicino quello che caratterizzava le vendemmie tra la metà degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta e che si intrecciava con l'arrivo dell'autunno. Quantità in aumento sulla scarsissima vendemmia 2012, ma non stiamo parlando di una vendemmia abbondante e, in molti casi, non in grado di rimettere il potenziale produttivo sulla media storica. Per i produttori si tratta certamente di una raccolta interessante, affascinante, in qualche caso, proprio per il suo carattere 'd'antan'. Quest'anno le aziende vitivinicole del Bel Paese hanno, infatti, dovuto fare i conti con una primavera molto piovosa (che ha causato non pochi casi di cattiva allegagione con conseguente carico produttivo diminuito) e un'estate tendenzialmente fresca che ha necessariamente spostato la data di raccolta verso settembre e ottobre se non, in alcuni casi, anche oltre. Una situazione in netta controtendenza con quanto è accaduto a partire dall'inizio del nuovo Millennio, dove le vendemmie, in generale, sono state decisamente calde e precoci. Uno scenario che, evidentemente, annovera anche delle eccezioni, a causa delle molteplici e frastagliate condizioni pedoclimatiche dello Stivale (presenza di zone precoci, per esempio), delle scelte vendemmiali aziendali e delle tipologie in produzione. Altro elemento non secondario, l'incremento quantitativo, prevedibile dopo la notevole scarsità della vendemmia 2012, ma che ci consegna una raccolta non proprio abbondante in assoluto e probabilmente di poco sopra ai numeri di quella dello scorso anno. Difficile, se non impossibile, esprimersi in termini numerici esatti, sia per l'incertezza che accompagna necessariamente una vendemmia tardiva, sia per il fatto che i dati sulle quantità di uva, per non parlare di quelle espressi in ettolitri di vino, restano davvero molto mutevoli a seconda dei casi e, addirittura, a seconda degli appezzamenti. Un'incertezza che ha costretto i produttori ad un confronto più continuo e serrato con le previsioni metereologiche, anch'esso un tratto caratteristico delle vendemmie di 15-20 anni fa, e che ha tenuto e continua a tenere, specialmente nel caso dei vitigni tardivi di antica coltivazione, molti dei più importanti vignaioli d'Italia in una qualche apprensione per i possibili rischi di marciumi nei vigneti. Una vendemmia, la 2013, che mantiene in primo piano la capacità aziendale di far fronte alle malattie fungine più importanti della vite, peronospora in testa (che pure ha causato qualche diminuzione in termini quantitativi), e che ci ricorda il motivo per il quale dal nord al sud d'Italia siano stati impiantati molti ettari con varietà precoci, capaci di uscire in buonissima forma da un'estate fresca e dare così adeguato sostegno ai vitigni tardivi un po' in debito di maturazione. Si aggiunge poi anche il possibile ricorso a pratiche di cantina, come l'arricchimento dei mosti, quasi scomparse in epoca di vendemmie ad alta concentrazione e particolarmente generose sul piano delle gradazioni alcoliche. Si potrebbe così ipotizzare un risultato finale in linea con le ultime tendenze dei consumatori, più propensi a bere vini profumati, snelli e dal grado alcolico ridotto. Ma, evidentemente, il raggiungimento di questo obbiettivo, e cioè quello di ottenere prodotti che rispondano in modo equilibrato a queste caratteristiche qualitative, sarà rilevabile solo dopo che i vini avranno raggiunto una fisionomia più precisa, vale a dire almeno dopo la fermentazione malolattica. Una vendemmia non facile, verrebbe da dire, ma certamente gestibile anche perché i vigneti oggi in produzione sono nella maggior parte impianti di una decina, quindici anni di età, realizzati nel momento di maggiore espansione viticola del Bel Paese (tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del nuovo Millennio), con le migliori tecniche e con scelte clonali più precise che in passato. Si tratta, insomma, di un patrimonio prezioso e decisamente superiore a quello di venti o trenta anni fa in fatto di qualità potenziale, che ha raggiunto un'età matura e quindi un equilibrio complessivo delle piante più solido e che, in parte, dovrebbe essere capace di resistere meglio alle problematiche imposte da una vendemmia tardiva.