La guida

Scontrino? Ecco le 7 regole d'oro per tagliarlo (per sempre)

Attilio Barbieri

In questo articolo non vi racconto quanto siano aumentati la pasta, il prosciutto, le uova oppure le fettine di vitello. Sono mesi che si leggono questi numeri ed è giusto darne conto. Ma non basta. Frequentando abitualmente i supermercati da consumatore mi sono accorto che da quando è partita la spirale inflazionistica molte catene hanno rivoluzionato i punti vendita. In alcune insegne è cambiata la sequenza dei prodotti esposti. In altre le marche soggette a promozione. A volte i brand sono gli stessi, ma le diverse marche hanno cambiato la collocazione sul bancone. Sovente si tratta di scelte dettate da assortimenti e scorte, ma altrettanto spesso i cambiamenti sono frutto del tentativo di attenuare il calo dei volumi di vendita.

 

Ecco una breve guida per non cadere nelle trappole (lecite) dei venditori e contenere l'importo dello scontrino.
1) Occhio alle marche. I brand che avete acquistato per una vita, ritenendoli i più convenienti in assoluto oppure nel rapporto qualità-prezzo, potrebbero non esserlo più. Non tutte le referenze dello stesso tipo sono aumentate con la medesima intensità. Confrontate sempre i prezzi fra di loro. Magari il più basso è quello di un prodotto soggetto a «sgrammatura», il cui peso è stato cioè alleggerito, ma il cartellino è rimasto lo stesso.
2) Offerte ma non troppo.
Non fidatevi mai delle promozioni poste vicino all'ingresso del punto vendita. Magari non sono così convenienti come sembra.
Per capirlo basta recarsi nella corsia dove sono esposte le stesse referenze: quasi sempre ne trovate di meno care.
3) Nuovi prodotti a sconto.
Molte marche che entravano in promozione a cadenza fissa sono uscite dall'area sconti. Non siate conservatori: può essere l'occasione per provare nuove referenze.
4) Fate una lista della spesa completa e seguitene l'ordine.
È l'unico modo per non cedere agli acquisti d'impulso che appesantiscono lo scontrino.
5) Prima i prodotti voluminosi. Nel carrello vanno caricati prima di tutto le referenze ingombranti, come l'acqua minerale, le bibite, il vino o la birra. Non si corre il rischio di cedere alle tentazioni sotto l'effetto del carrello vuoto.
6) Occhio al tre per due. Gli sconti che scattano solo acquistando più pezzi dello stesso prodotto gonfiano lo scontrino. Anziché risparmiare alla fine spendete di più: l'opposto dell'obiettivo che vi eravate posto.
7) Se i prodotti si spostano sugli scaffali... quasi sempre cambiano anche i rapporti fra un prezzo e l'altro. Confrontate sempre i cartellini: le referenze spostate dai livelli più bassi dei banconi a quelli superiori, solitamente sono rincarate più delle altre.

 

 

COSA ASPETTARSI SUI PREZZI C'è poi da fare una riflessione sulle aspettative per i prossimi mesi. Mi è capitato di sentire consumatori che stanno rinviando l'acquisto dei pellet per la stufa, dicendo: «Ora sono troppo cari. Prima o poi si abbasseranno... Io aspetto». E in effetti i cilindretti di legno pressato che per molti rappresentano un'alternativa conveniente al riscaldamento a metano sono carissimi. Il prezzo medio è balzato dai 4,50-5,50 euro al sacco da 15 chilogrammi, pagati fono allo scorso mese di marzo, agli attuali 9,10, perfino 12 euro a sacco. Ma non c'è motivo perché il loro prezzo cali nei prossimi mesi. Anzi: dopo lo stop alle esportazioni di legna e pellet deciso da Austria, Ungheria e Bulgaria è probabile che rincarino ulteriormente. E questo vale per quasi tutti i prodotti di consumo, ad eccezione di quelli legati alla stagionalità. Purtroppo le previsioni indicano che con tutta probabilità i costi per l'energia e le materie prime saliranno ulteriormente. E per un buon numero di referenze - ad esempio pasta, riso, carne e salumi - i confezionatori e la grande distribuzione scaricheranno presto sul prezzo finale la quota di aumenti di cui finora si sono fatti carico. Dunque è logico attendersi che i cartellini aumentino ancora, magari di colpo. Laprobabilità che diminuiscano abreve è a dir poco remota.