L’affaire Groenlandia, nonostante quel che pensa la sinistra, mediatica e politica, di una sonora sconfitta di Trump, è tutt’altra cosa e Eurolandia non ne esce minimamente rafforzata in nessun ambito, né politico, né economico, né tanto meno di di rappresentanza nel globo. Che il tycoon sia un unicum, nel bene e nel male, è una verità indiscutibile, che abbia dalla sua una potenza stratificata inarrivabile per chiunque altro nel globo, Cina compresa, è altrettanto indiscutibile.
Vero è, però, che questa potenza arriva da lontano e ha nella crescita economico-finanziaria il suo dna, le cui cellule dominanti si moltiplicano grazie soprattutto alla Silicon Walley e alle Start Up che diventano colossi planetari con una finanza che si esprime attraverso il Nasdaq e funge da detonatore di una crescita tecnologica che si traduce in trilioni di miliardi di dollari. Innumerevoli i casi esemplificativi, il più rilevante è quello di Nvidia che in 5 anni ha accresciuto il valore dell’azione di circa il 1300%,e multipli similari hanno avuto gli altri giganti dell’area AI, la quale è totale farina dalla A alla Z della ricerca e sviluppo. Bene aggiungere che le prime 10 azioni del Nasdaq sfiorano i 20 trilioni di dollari di capitalizzazione, la loro crescita nel quinquennio è superiore, Nvidia a parte, ad oltre il 120%, partendo tutte da capitalizzazione di oltre 1,2 trilioni. Numeri impressionanti che rappresentano certamente anche un azzardo, in ragione degli utili attesi che si attesta a oltre 30 volte il risultato dell’esercizio in corso. A fronte di quei straordinari risultati l’Eurolandia politica, ma ahimè anche imprenditoriale, è rimasta praticamente al palo. Unici exploit, e adesso pure in gran difficoltà, il fashion transalpino e in parte minore italiano, l’automotive tedesca, e un po’ transalpina, che adesso però è allo stremo. Restano brillanti l’agroalimentare, altrettanto il Pharma.
Niente o briciole sul tecnologico, siderurgico, costruzioni per non dire difesa, ovvero quello che fa la differenza con gli Usa ed è sotto scacco degli eredi di Mao e presto per quelli di Ghandi. Indubitabilmente all’origine c’è una politica ferma su posizioni personalizzate e contrastanti con l’interesse comune, un mercato comunitario dei capitali inesistente, un capitalismo famigliare votato alla finanza e in totale abbandono dall’industriale. Unico vero appiglio un sistema bancario europeo e soprattutto italiano, ben capitalizzato, con eccellenti capacità distributive all’azionariato, in grado di superare una crisi sistemica drammatica senza dover ricorrere alla finanza pubblica, e in grado di costituire per i mercati finanziari regolamentati dei maggiori singoli paesi, soprattutto il nostro, il suo primo pilastro. Ottimo, ma l’assenza del tecnologico ha allontanato dall’Europa gli investitori e reso debole e suscettibile di spropositate crisi quello economico-finanziario e adesso anche della difesa. Recuperare sarà molto difficile, la ricetta Draghi e interessante a leggersi impossibile a realizzarsi. Solo un accordo sostanziale con gli Usa sulla tecnologia e di riflesso sull’economia e quindi sul sociale, può raddrizzare la barca e nel tempo rifarla veleggiare. Altro che scontro con Trump, ma più in generale con gli Usa di oggi e, di conseguenza, di domani.