Ci risiamo. Le minacce di Donald Trump sulle punizioni per chi non si allinea hanno immediatamente riacceso un nuovo psicodramma sui dazi. In Europa c’è chi invoca il bazooka per rispondere a tono. Una raffica di contro tariffe “anti-coercizione” che potrebbe arrivare fino a 93 miliardi. E qualcuno a Bruxelles gli dà pure retta, visto che la Commissione ha deciso di sospendere l’accordo attualmente in vigore. Ci sono poi quelli che fanno i conti, vaticinando perdite mostruose per le aziende italiane, quelli che si preparano all’apocalisse e infine quelli che la sanno lunga, e mettono in guardia il tycoon sostenendo che i dazi fanno più male a chi li mette che a chi li subisce. Insomma, il solito copione di balle in libertà.
L’unico che non si scompone, com’è nel suo stile, è il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. A chi gli chiede dei rischi di un’escalation sui dazi, risponde senza battere ciglio: «Ce la faremo anche stavolta». Tranquillità sconsiderata? Salvinismo fuori luogo? In realtà, le probabilità che finisca tutto in una bolla di sapone come dice lui sono elevatissime. Anzi, forse è già andata così, visto che ieri il presidente Usa a Davos ha detto di aver definito un quadro d’intesa soddisfacente sulla Groenlandia e ha annunciato la sospensione dei dazi contro i Paesi europei.
Non c’era bisogno di scomodare veggenti o esperti di divinazione. Per prevedere cosa sarebbe accaduto, bastava volgere lo sguardo all’indietro. A mettere insieme i dati degli ultimi mesi e a demolire in un colpo solo la valanga di balle che i professoroni di questioni economiche ci hanno propinato per mesi la scorsa estate ci ha pensato Fabio Panetta, che non è un commentatore della domenica, ma il governatore di Bankitalia.
Per carità, sarebbe bastato guardare un po’ di dati usciti negli ultimi tempi per arrivare alle stesse conclusioni. E qualcuno, come noi di Libero, ha pure provato a farlo, dando notizia dei numeri che, mese dopo mese, sgretolavano la narrazione catastrofista scatenata dall’ormai famoso Liberation Day dello scorso aprile. Mala forza delle favole è dura da contrastare. E ancora oggi c’è chi circola con le mani nei capelli per i dazi di Trump. Incurante dei dati snocciolati, solo qualche giorno fa dall’Istat. Come ricordato ieri dalle Camere di Commercio americane in Italia, «al netto dei timori collegati ai dazi e concentrati nella prima parte dell'anno non possiamo che tracciare un bilancio assolutamente positivo della relazione commerciale tra Usa e Italia nel corso del 2025. In attesa dei dati definitivi sappiamo dall'Istat che le esportazioni italiane verso gli Usa sono cresciute del +7,9% nei primi 11 mesi del 2025 rispetto al 2024». Sì, avete capito bene.
L’apocalisse dei dazi alla fine ha prodotto un aumento delle vendite dei prodotti italiani negli Stati Uniti. Ma non è tutto. Ad allargare il ragionamento, come si diceva, ci ha pensato Panetta, secondo cui «il mondo è più furbo dei dazi» e «la congiuntura è meglio delle attese». Intervenendo all’esecutivo dell’Abi, il governatore ha spiegato che «l'economia ha tenuto», tanto che non non ci sono stati «rallentamenti in giro per il mondo o recessioni». Anzi, alla faccia del Trump distruttore, «la congiuntura mondiale è chiaramente migliore rispetto a quella che ci aspettavamo l'anno scorso». E in tal senso Panetta ha ricordato che «le previsioni per gli Stati Uniti erano intorno ad un 1,5% di crescita l'anno scorso, quando ci riunimmo a Washington. Credo che l'anno si chiuderà almeno dal 2,2 al 2,5% di crescita, quindi gli Stati Uniti hanno fatto molto meglio». In altre parole, sbriciolato il presunto effetto boomerang.
Ma le cose sono andate bene anche per i bersagli, non solo per il lanciatore. Pure l'economia europea, ha detto, «ha avuto un andamento migliore» di quello che ci si attendeva. Ma come? E la rottura degli equilibri, l’ordine mondiale che va gambe all’aria, le carestie e le crisi annunciate? Sembra, a sentire il numero uno di Via Nazionale, che non ve ne sia traccia. Quanto ai dazi, il pensiero del Governatore è che «ci possono essere dei ritardi, però di fatto il mondo è più furbo dei vincoli, il commercio si è riallocato». E un esempio arriva dal fatto che «le esportazioni cinesi non sono crollate, sono scese molto le esportazioni statunitensi dalla Cina, ma dagli altri paesi no: sono aumentate le esportazioni cinesi verso molti paesi asiatici che poi sono di fatto una tappa intermedia verso gli Usa».
Accantonate le bufale, restano i problemi. E il primo non si chiama Trump, ma Europa. «Se noi fossimo integrati, non solo economicamente e finanziariamente ma anche politicamente, e avessimo una capacità di risposta, forse non saremmo così passivi oggi nei confronti delle tensioni che ci vengono da fuori», ha detto. Ed ecco la stoccata finale che farà vacillare l’esercito degli anti-trumpisti. Nonostante le diverse posizioni, ha spiegato, «è possibile che Trump sia il motivo per cui noi accelereremo l'integrazione». Per Panetta, udite udite, «da questa fase di tensione possono scaturire molti sviluppi positivi e alcuni li stiamo vedendo: il riavvicinamento fra Francia e Regno Unito è uno, ma spero che ci sia poi una spinta maggiore nei confronti dell'integrazione». Insomma, il tycoon non solo non ha devastato il mondo, ma ha fatto anche cose buone.