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Irpef, il governo pensa al ceto medio: "Taglio fino ai 60mila euro"

di Michele Zaccardi mercoledì 21 gennaio 2026

3' di lettura

L’obiettivo è chiaro: proseguire ad alleggerire il carico fiscale del ceto medio, dopo il primo, parziale intervento della manovra che ha tagliato l’aliquota Irpef dal 35 al 33% fino ai redditi di 50mila euro. Ad annunciarlo è il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che si dice fiducioso della possibilità di ridurre ulteriormente il peso delle tasse, allargando la platea dei beneficiari fino ai 60 mila euro. Lo ha ribadito il viceministro che ha parlato durante il convegno di Confcommercio Milano “Novità fiscali per le imprese e i professionisti nell’anno 2026”.

«Abbiamo abbassato l’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 50mila euro. Il nostro obiettivo è arrivare fino a 60mila» ha spiegato Leo. «Dobbiamo trovare prima le risorse e poi fare gli interventi, ma io penso che alla luce di quelle situazioni favorevoli che si sono determinate - uscita dalla procedura di infrazione, riduzione degli oneri finanziari - ci potranno essere le condizioni per trovare le risorse e abbracciare anche quella fascia da 50 a 60mila euro e ricomprenderla nello scaglione del 33%», ha precisato il vice di Giorgetti in via XX Settembre. «Vogliamo lavorare e speriamo di poter trovare le risorse per fare in modo che ci sia una riduzione del carico fiscale, per cui l’impresa si patrimonializzi e abbia un lasso temporale biennale entro il quale poter fare gli investimenti oppure creare maggiore occupazione» ha aggiunto.

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Tutti interventi che sono possibili grazie alla prudente gestione dei conti pubblici da parte del governo Meloni. L’ultima legge di bilancio, ha sottolinato non a caso Leo, «ci sta premiando» e «rappresenterà una base su cui si potrà costruire l’ulteriore manovra che si dovrà fare a fine legislatura». «Mi preme dire perché è stata costruita così la legge di bilancio» ha puntualizzato il viceministro, «innanzitutto volevamo dare un segnale all’Europa di tenere sotto controllo i conti pubblici».

«È una manovra che ci sta premiando» ha sottolineato Leo «perché ci fa uscire dalla procedura di infrazione e questo viene riconosciuto a livello europeo. Anche lo spread si è ridotto notevolmente e questo darà un beneficio sugli oneri finanziari connessi all’emissione dei nostri titoli di Stato. L’occupazione è a buoni livelli». «Tutto questo» ha puntualizzato «rappresenterà una base su cui si potrà costruire l’ulteriore manovra che si dovrà fare a fine legislatura».

Ma le novità non finiscono al taglio Irpef per il ceto medio. Perché Leo ha anche annunciato l’idea di intervenire sul sistema dei tributi, attraverso una legge quadro. O meglio: un codice. Operazione storicam, visto che non è mai stata fatta dall’Unità d’Italia. E il punto è che le basi sono già state gettate. «Il progetto più ambizioso su cui stiamo lavorando è quello di fare un codice tributario: non è mai stato fatto dall’Unità d’Italia a oggi» ha detto il viceministro. «Un codice tributario» ha aggiunto «dove ci sarà una parte generale, in cui saranno racchiusi lo statuto del contribuente, l’accertamento, la riscossione, le sanzioni, il contenzioso e una parte speciale che riguarderà nello specifico i singoli tributi che già oggi abbiamo nei testi unici e che potranno essere semplificati e razionalizzatiì».

Sul tema fisco è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, che su X ha rivendicato i risultati ottenuti dal suo governo e certificati da un recente studio della Cgia di Mestre. «Negli ultimi anni le famiglie italiane hanno pagato meno tasse, il carico fiscale sui nuclei familiari si è ridotto di oltre 33 miliardi. Nelle ultime quattro Leggi di Bilancio» ha spiegato, «sono state previste importanti misure che hanno favorito questo risultato, che vanno dal taglio del cuneo fiscale all’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi» ha scritto la premier.

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Inoltre, ha aggiunto, secondo la Cgia «la pressione fiscale complessiva risulta in aumento, non perché vengono colpiti redditi medio-bassi, ma banalmente perché in questi anni è cresciuta l’occupazione, sono aumentati i salari e di conseguenza anche le entrate contributive e fiscali dello Stato. Inoltre, una quota maggiore di gettito è stata richiesta a grandi imprese, banche e assicurazioni. In concreto, tutto questo significa meno tasse su lavoro e famiglie, più reddito disponibile in busta paga e maggiore sostegno al potere d’acquisto, mantenendo i conti pubblici in equilibrio».

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