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Trump e Draghi? Diversi ma uguali

Una volta durante il Trump I il tycoon disse "alla Fed ci vorrebbe Mario Draghi", i personaggi sono affini più di quanto si pensi
di Buddy Fox domenica 25 gennaio 2026

2' di lettura

 «La crescita è la strada giusta, la crescita è la strada da fare e poi bisogna tagliare i tassi» non è l’ennesima ripetizione del Manifesto di Mario Draghi odi un discorso in una delle sue tante premiazioni, sono le parole di Donald Trump una risposta all’ennesima domanda sul debito Usa e mondiale, la domanda e il tema che a latere vanno di moda in quel di Davos.Piace tanto preoccuparsi del debito, poi nella realtà si fa come con l’inquinamento, se ne parla e poi si continua a inquinare. Ma tant’è il debito è una malattia cronica e l’unica medicina è la crescita - crescita e tassi bassi - più ascolto Trump che quando parla dell’economia Usa diventa più affabile e più sembra di sentire Draghi. Una volta durante il Trump I disse «alla Fed ci vorrebbe Mario Draghi», i personaggi sono affini più di quanto si pensi.


Sebastiano Barisoni, animatore dell’economia a Radio24, va in sollucchero ogni qualvolta parla Draghi, ma quando interviene Trump mostra profonda insofferenza e maliziosamente chiede «se l’economia va così bene, perché insistere sul taglio tassi?». L’esperto conduttore dimentica che Draghi portò i tassi vicini allo zero, una fase espansiva che durò anni, lasciando la «cassetta degli attrezzi» aperta per ogni emergenza, eppure l’economia mondiale continuava a crescere. Perché non aumentarli? Solo perché non c’era inflazione? La negligenza fu quella di non approfittare di quel bonus- crescita più interessi bassi- per aggredire il debito e ridurlo drasticamente, no si doveva fare crescita per ridurre il debito col risultato che 10 anni dopo la montagna è ancora più alta.
A Davos tra grandi proclami, discorsi fiume e cene indigeste s’è parlato soprattutto di rischi, a mio avviso le cose più interessanti le ha dette Marco Alverà (ceo e founder di TES), sono cifre e sono sull’AI, in particolare sull’impatto che avrà sull’economia. Alverà trova curiosa la grande divaricazione sulle stime, c’è chi prevede che da qui al 2028 gli investimenti saranno di 5 trilioni e chi invece di mezzo trilione, se hanno ragione i primi l’economia andrà bene e la geopolitica sarà di contorno, se avranno ragione i secondi la bolla su AI si sgonfierà velocemente e si andrà in recessione. È sempre il solito rally o crescita economica in bicicletta, devi continuare a correre e pedalare, se ti fermi cadi per terra, ti fai male e il debito ti inghiotte.

ARGENTO: sempre illuminante Stefania Spatti, la Signora del floor a Wall Street, che ha ricordato che negli ultimi mesi l’argento è cresciuto più di Nvidia e Bitcoin, qui la vittoria non è di corto muso ma per distacco. E la distanza aumenta, ora però questa pendenza mette i brividi anche perché a $20 l’argento era considerato un pezzo di ferro, oggi a $100 sembra un diamante. Attenzione a non farsi male.
DE NORA: molto interessante, cresce l’interesse per l’energia, mettiamola in watchlist.
NASDAQ: inizia la stagione delle trimestrali per le Big Tech, può essere l’occasione per fare un top, poi la correzione.
Paninoelistino@gmail.com

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