La politica dell’attrattività, turistica e business, cammina a due velocità diverse e anche perla migliore, quelle turistica, ci sarebbe bisogno di un tagliando, con un piano che porti entrambe a consolidare i risultati attuali nonostante le complesse varianti che si stanno manifestando a livello globale. Il turismo italiano gode di ottima salute, il numero di visitatori dall’estero è in costante aumento, le previsioni per il lustro in corso potrebbero avvicinarsi al record dei 100 milioni di arrivi, non più concentrati come nel passato in primavera-estate per il balneare e in inverno per la montagna, ma per ben oltre i 10 mesi.
A fare la differenza sono sempre più le città d’arte dalle quali si allarga il perimetro di visita all’intero territorio regionale e sovente a più Regioni. La durata media del soggiorno in ogni stagione supera la settimana, la spesa, soprattutto del turismo statunitense, cresce il doppio dell’inflazione, e ci si attende la ripartenza del turismo cinese e più in generale di quello orientale. Ciononostante le dimensioni del nostro Paese, e ancor più dei territori che ampliano il ritorno economico degli effetti turistici, obbligano a puntare ad un turismo di nicchia estero, non dovendo limitare quello interno, condizione che impone un costante adeguamento dell’offerta. Non a caso Milano, più di ogni altro territorio, cammina con il passo più veloce e per questo ne aumenta più intensamente la spesa pro capite.
L’offerta ricettiva, quelle museali e artistiche, ma anche del divertimento, impongono continui investimenti da parte dei privati e parimenti del pubblico per i trasporti e la viabilità, ma anche per le informazioni e una interconnessione che stimoli a spostarsi in più territori, trovando sempre il medesimo livello di servizi, alla cui origine ci sono i prezzi e per l’indotto le ricadute su ampi strati della popolazione. Bene ricordare che l’attrattività turistica, nel caso raggiungesse i numeri di presenze precedentemente previsti, sfonderebbe la cifra dei 300 miliardi, a valori attuali. Meno eclatante la posizione dell’attrattività business seppur, anche se lentamente e in percentuali molto basse, sta crescendo anch’essa.
Gli insediamenti industriali dall’ estero sono scarsi, per non dire insignificanti, quelli per i servizi finanziari sono in aumento, essenzialmente a Milano, grazie alla presenza rilevante di banche e assicurazioni estere. Sempre a Milano c’è un significativo impegno nella realizzazione di costruzioni dedicate agli affari, altrettanto rilevante il core delle fiere, seppur l’innovation technology limiti il numero di presenze. Per rafforzare l’attuale quadro dell’attrattività business sarà importante puntare sugli insediamenti di data center e manifattura legata alla componentistica per AI, computing quantistico, difesa e sicurezza, tutte aree che apportano finanza e, seppur in percentuali non più rilevanti come in passato, occupazione. Servirà una politica dell’attrattività complessiva, condivisa tra pubblico e privato, che venga abbinata ad una sburocratizzazione e sia accomodante a livello tributario. L’una e l’altra debbono stimolare non solo presenze, ma anche e soprattutto investimenti, che si traducono in vantaggi per l’intera collettività e per i territori.