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L’allarme di Labriola (Tim): "Crescono i rischi digitali"

Al convegno di Libero l’amministratore delegato del primo gruppo telefonico rilancia il tema della sicurezza: «Mettiamo la nostra vita in mano alla rete»
di Pietro De Leo domenica 22 febbraio 2026

3' di lettura

In un Palazzo Wedekind gremito, l’evento «La sicurezza oggi. Istituzioni, imprese e nuovi scenari», organizzato dal quotidiano Libero, ha acceso i riflettori su quella dimensione complessa che è il mondo digitale. Ad aprire i lavori è stato il direttore responsabile di Libero, Mario Sechi, che ha delineato il perimetro di un confronto che spazia dalla geopolitica alla stretta attualità interna. «Parliamo di sicurezza sotto due aspetti: il primo è sotto l’aspetto della sovranità digitale, della sicurezza delle comunicazioni, quindi un aspetto geopolitico.

Sotto l’aspetto politico, invece, abbiamo una sicurezza che si dispiega sulle norme e sullo scenario politico» ha spiegato Sechi a margine dell’incontro. Dunque, il panel sulla «sovranità tecnologica» ha visto come protagonista, intervistato da Sechi, l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola. Nel corso del colloquio ha chiamato l’attenzione sulla percezione del rischio quotidiano. Secondo Labriola, viviamo una scissione strutturale tra la nostra geografia fisica e quella dei dati: «Oggi siamo tutti interconnessi, dobbiamo farci una domanda, se le cose che utilizziamo oggi hanno i parametri di sicurezza adeguati. Il mondo in questo momento si sta dividendo in due: una dimensione reale, quella dei nostri paesi, con i confini geografici, delle norme, e poi c’è il mondo digitale, un’altra dimensione». Dunque, ha proseguito: «Quali norme vengono applicate nel digitale? Le informazioni che noi mettiamo nel Cloud sotto quale giurisdizione? Chi definisce le regole, la fiscalità? Questi sono temi che dobbiamo cominciare a porci ora, il cloud sta diventando una parte del nostro futuro».

Il tema del Cloud non è più una questione per addetti ai lavori, ma una componente essenziale della vita civile, quella della quotidianità. Labriola dunque ha insistito sulla necessità di una presa di coscienza collettiva: «Quando parliamo di sicurezza digitale parliamo di un argomento che riguarda il nostro quotidiano. Non ci rendiamo conto di quanto siamo esposti ai rischi di sicurezza, perché diamo tutto quanto per scontato e le cose cambiano così velocemente che non ci rendiamo conto di essere esposti a un livello di rischio sempre maggiore. Questo» ha aggiunto, «non vuol dire aver paura della tecnologia o bloccare l’evoluzione tecnologica, ma prendere coscienza del problema e provare a indirizzarlo e risolverlo». L'allarme del top manager di Tim è chiaro: «Ad oggi ci troviamo in un contesto globale in cui tutti cooperiamo e siamo in competizione, per questo sono fondamentali le regole che ci diamo. Oggi stiamo mettendo le vite private, le vite professionali in quello che tutti quanti chiamano cloud».

In un mercato dominato dai giganti d’Oltreoceano, la questione della sovranità si sposta sulla capacità del Vecchio Continente di generare campioni industriali. Per Labriola, le società di telecomunicazioni son un baluardo importante: «Fino a oggi noi pensiamo alle telco solamente per la componente di accesso. Io ti fornisco la fibra, ti fornisco il 5G per connetterti. Man mano che andiamo avanti, tutti questi servizi chiederanno delle performance di maggiore qualità. E quindi le telco, se non investono in un livello di performance maggiore, questi servizi non saranno fruibili. Ma poi c’è un altro tema. Vi viene in mente - ha detto rivolto al pubblico- qualche grande player europeo per il cloud? No. E quindi, chi in Europa può provare a costruire delle soluzioni cloud intelligentemente? Solo le telco. Perché non possiamo pensare di colmare il gap con gli hyperscaler non europei. Ma per poter investire su cybersecurity e su cloud le telco devono ritornare ad avere dei margini».

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