Per i circa 200.000 dipendenti delle Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici), è in arrivo la bozza di contratto collettivo nazionale per il triennio 2025-2027, discussa all’ARAN a partire dall’11 marzo 2026. Le tabelle allegate prevedono aumenti tabellari a regime differenziati per categoria: fino a 119,60 euro lordi mensili per gli operatori, 125,90 euro per gli assistenti, 152,90 euro per i funzionari e un massimo di 208,80 euro per le elevate professionalità (quasi 209 euro). Si tratta di incrementi legati alle qualifiche, che seguono il precedente contratto 2022-2024 (aumento medio di 165 euro, firmato un anno fa senza la CGIL, contraria per il mancato pieno recupero dell’inflazione).
La bozza, come spiega il Messaggero, introduce novità significative: per la prima volta regola l’uso dell’intelligenza artificiale nelle amministrazioni pubbliche, stabilendo che i sistemi IA non possono produrre decisioni automatizzate con effetti giuridici o significativi sul rapporto di lavoro senza intervento umano. I dipendenti hanno diritto a conoscere in modo comprensibile i criteri di funzionamento degli algoritmi usati per valutare prestazioni o assegnare compiti.
Ampio spazio anche al lavoro flessibile: potenziamento dello smart working, valorizzazione della conciliazione vita-lavoro, prosecuzione della sperimentazione della settimana corta (già introdotta nel contratto precedente) e attenzione all’age management.Parallelamente parte la trattativa per il rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca (1,3 milioni di addetti tra docenti, ATA, ricercatori e università). Le risorse consentono aumenti del 5,4%, stimati in media 143 euro lordi mensili. L’atto di indirizzo dei ministri Zangrillo e Valditara prevede agevolazioni come convenzioni bancarie per mutui ipotecari agevolati per il personale scolastico.