Il toto nomine delle partecipate impazza, come accade da decenni alla vigilia della presentazione delle liste da parte del ministero dell’Economia. Ma, si sa, nulla è come prima da quando a Palazzo Chigi c’è il governo Meloni. Perché anche dietro la scelta dei manager che guidano le aziende strategiche per la sicurezza nazionale e il posizionamento geopolitico del Paese si può annidare la deriva autoritaria, lo sfregio della Costituzione, l’amichettismo in orbace e tutte quelle robe orribili che fa la destra quando è al potere. Di qui il solito, ennesimo, inutile polverone pure intorno alla possibile sostituzione del capo di Leonardo, azienda leader in un settore, come quello della difesa, diventato centrale per l’azione politica del governo.
Normale che un presidente del Consiglio scelga in libertà e autonomia una persona di fiducia a cui affidare un comparto così delicato? Macché. Le indiscrezioni che circolano da giorni sul potenziale successore di Roberto Cingolani, (fino ad ora si era parlato di Lorenzo Mariani, ma ieri è spuntata anche l’ipotesi di Gian Piero Cutillo, entrambi non dei passanti ma apprezzati manager interni all’azienda), hanno scatenato le intemerate delle opposizioni. Ed è bello vedere che accanto a Matteo Renzi e Carlo Calenda, a difendere l’attuale ad sia sceso in campo persino il Pd, che le fabbriche di armi le chiuderebbe tutte e che quando Cingolani era ministro dell’Ambiente nel governo Draghi non perdeva occasione per contestare le sue scelte su nucleare e trivelle. Ora invece, l’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando, vuole sapere «chi sta chiedendo la testa di Cingolani».
La scusa per accusare la Meloni dell’ennesima manovra di potere è stata fornita da un po’ di balle circolate nei giorni scorsi su alcuni giornali, secondo cui i mercati e gli investitori sarebbero tutti dalla parte del manager e starebbero penalizzando il titolo. Ora, ammesso e non concesso che l’unico criterio di scelta di una figura così delicata per il Paese sia quello dell’andamento di Borsa, negli ultimi 30 giorni Leonardo ha fatto -0,8%, il suo concorrente tedesco Rheinmetall -1,17. Negli ultimi 5 giorni le quotazioni sono state rispettivamente +5 e +11%. Martedì il titolo ha perso l’8%, vero, ma il 31 marzo aveva fatto +4 e il 1 aprile +8. E a far ballare i titoli della difesa forse c’è pure qualche evento internazionale che conta più del futuro capo di Leonardo.