Per molti anni, numerosi proprietari di immobili hanno convissuto con piccole irregolarità edilizie mai dichiarate, tollerate più per limiti tecnici che per scelta dello Stato. Questa situazione è destinata a cambiare: il Governo ha avviato, con il Documento di Finanza Pubblica 2026, un piano nazionale per individuare le cosiddette “case fantasma”, ovvero immobili o parti di essi non registrati o difformi rispetto ai dati catastali. L’obiettivo principale è recuperare gettito fiscale aggiornando gli archivi e garantendo che ogni superficie costruita contribuisca alle imposte. L’operazione, iniziata nel 2025, dovrebbe concludersi entro il 2027.
Il progetto si basa su tecnologie avanzate: attraverso la fotointerpretazione, le mappe catastali vengono confrontate con immagini aeree ad altissima risoluzione fornite da Agea. Questi dati sono analizzati da algoritmi di intelligenza artificiale capaci di individuare rapidamente discrepanze tra realtà e registri ufficiali. Le anomalie rilevate vengono poi segnalate agli uffici per verifiche dirette. Il sistema alimenta il Sistema Integrato del Territorio, consentendo un controllo capillare mai raggiunto prima.
Le irregolarità individuabili includono vani non dichiarati, piani abusivi o pertinenze non registrate, come soffitte trasformate in abitazioni o piccoli ampliamenti non comunicati. In caso di segnalazione, il proprietario deve dimostrare la regolarità o procedere alla sanatoria, pagando arretrati e sanzioni.
L’aggiornamento catastale avrà effetti economici significativi: aumenteranno le imposte locali, come IMU e TARI, calcolate su rendite più elevate. L’intervento è presentato come misura di equità fiscale, ma comporterà maggiori costi e possibili recuperi retroattivi per molti contribuenti.