La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9914 del 17 aprile 2026, ha ribadito un principio importante in materia di successioni: chi si trova nel possesso dei beni del defunto e non redige l’inventario entro tre mesi (art. 485 c.c.) viene considerato erede puro e semplice, con tutti i relativi diritti e obblighi, inclusi i debiti.
Nel caso esaminato, un uomo aveva disposto ingenti legati a favore di una Onlus e della propria governante. La moglie, rimasta in possesso dell’intero patrimonio (casa, conti correnti e beni mobili), è morta circa un anno dopo senza aver formalizzato l’accettazione dell’eredità né redatto l’inventario. Il nipote, suo erede universale, ha quindi inserito nella dichiarazione di successione della zia anche i debiti derivanti dai legati del marito, che lei aveva in parte già eseguito.L’Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità di tali passività, sostenendo che la donna non fosse mai diventata erede.
La Cassazione ha respinto il ricorso del Fisco, chiarendo che la disponibilità concreta e totale dei beni ereditari (non solo il diritto di abitazione) ha trasformato la moglie in erede pura e semplice. Di conseguenza, i debiti del primo defunto sono passati nel suo patrimonio e, alla sua morte, sono stati correttamente trasferiti al nipote. Viene dunque ribadita l’importanza, per gli eredi, di verificare preventivamente la situazione debitoria del defunto attraverso: estratto di ruolo, certificato dei carichi pendenti, visura ipotecaria e consultazione del registro dei pignoramenti.