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Lotta all’evasione, riforma del catasto, taglio ulteriore del cuneo fiscale sui redditi. Nel tradizionale “Pacchetto di primavera” di questo semestre Ue la Commissione europea raccomanda al nostro Paese per mantenere la «sostenibilità di bilancio» di «rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita, contrastando ulteriormente l’evasione fiscale, riducendo il cuneo fiscale sul lavoro e le agevolazioni, comprese quelle relative all’imposta sul valore aggiunto (Iva, NdR), e ai sussidi dannosi per l’ambiente, nonché aggiornando i valori catastali nell’ambito di una più ampia revisione delle politiche abitative, garantendo al contempo l’equità». Da Bruxelles si fa notare che i valori catastali «non sono ancora stati sistematicamente avvicinati ai valori di mercato». Incrementi che non influenzano la tassazione sulla prima casa.
Secondo la Banca d’Italia le stime sull’evasione annua nel nostro Paese viaggiano intorno ai 100 miliardi. Proprio basandosi su questi valori l’Europa invita ad intervenire. Ammettono da Bruxelles che «malgrado le misure strutturali attuate negli ultimi anni», il sistema fiscale italiano «continua a basarsi in larga misura sulla tassazione del lavoro», che contribuisce maggiormente al rapporto tra gettito fiscale e Pil, in misura «superiore alla media Ue». C’è poi da evidenziare che l’evasione fiscale resta «elevata», scandiscono dalla Commissione. Mettendo così in luce la maggiore tassazione sul lavoro invece che sui prodotti. Ne salta fuori che il cuneo fiscale in Italia è «superiore alla media Ue» per i lavoratori single con un reddito medio e «inferiore» per i lavoratori a basso reddito, ed entrambi i valori sono «leggermente aumentati» nel 2025. C’è poi il richiamo ai cosiddetti regimi speciali per i lavoratori autonomi e il crescente utilizzo dell’aliquota forfettaria temporanea sul reddito personale che «rendono il sistema fiscale estremamente complesso, indeboliscono la progressività ed erodono la base imponibile, con conseguente significativa perdita di gettito». È pur vero che una tassazione “flat” temporanea ha fatto emergere una base imponibile fino ad ora sconosciuta o tralasciata.
Tra le raccomandazioni ribadite per l’ennesima volta, anche quella di «rafforzare la spesa complessiva per la difesa e la prontezza operativa, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del 6 marzo 2025». È dai tempi dei governi Letta, Renzi e Draghi che ciclicamente Bruxelles chiede al nostro Paese di mettere mano alle rendite catastali. Intervento che potrebbe portare nelle casse pubbliche un gettito aggiuntivo, stimano dalla Commissione, con un riallineamento tra valori e gettito. Secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia delle Entrate sugli Immobili in Italia, a fronte di un patrimonio abitativo del valore di quasi 6 mila miliardi di euro, la bellezza di quasi tre volte del prodotto interno lordo italiano, le imposte riscosse nel 2022 non hanno superato i 42 miliardi (41,9 miliardi).
Il monito europeo per sollecitare ad innalzare le imposte sul mattone manda su tutte le furie l’associazione di categoria, Confedilizia: «La Commissione europea», scandisce in una nota il presidente Giorgio Spaziani Testa, «ha davvero passato il segno. Stavolta, nelle sue raccomandazioni all’Italia, non si è limitata a suggerire al nostro governo, a due settimane dal termine per il pagamento della patrimoniale sugli immobili (Imu, NdR) da 22/23 miliardi di euro l’anno, di aumentare ulteriormente le tasse sulla casa. Ha fatto di più: ha messo esplicitamente in relazione l’esenzione dall’Imu della gran parte delle abitazioni principali con i problemi di accesso all’alloggio. Si tratta di una lettura ideologica e che ignora la realtà italiana. Si preferisce individuare nella proprietà privata il problema anziché riconoscerla come parte della soluzione», ribatte.