Il dossier-pensioni torna al centro del tavolo. Tra i punti all'ordine del giorno la possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni, lo stop all'aumento dell'età e anche possibilità di manovra in deficit. A fare il punto è Claudio Durigon, in vista della quinta legge di Bilancio che il governo Meloni è chiamato a varare.
Il sottosegretario al Lavoro della Lega è intervenuto durante l'evento "Previdenza e Longevity", organizzato da Affari & Finanza, tornando a rilanciare alcune delle principali battaglie del Carroccio sul fronte previdenziale. Guardando anche agli scenari politici, Durigon si è soffermato sull'orizzonte della legislatura: "Si vota prima? Se dovessi scegliere, punterei su ottobre 2027". Quanto alle regole europee sui conti pubblici, il sottosegretario ha chiarito che, qualora da Bruxelles non arrivassero margini di flessibilità sul Patto di stabilità, "dovremo farlo da soli".
Tornano all'uscita a 64 anni, per Durigon una diversa valutazione del peso effettivo delle spese potrebbe permettere di aprire spazi per nuovi strumenti di flessibilità. "A fronte di questa operazione verità diminuendo la tassazione, essendo una partita di giro, si può studiare un intervento di flessibilità in uscita con una formula a 64 anni", ha premesso il leghista, per poi aggiungere che il progetto è in fase preliminare. In ogni caso, secondo la Lega, l'uscita volontaria a 64 anni potrebbe diventare uno strumento utile non soltanto sul piano previdenziale ma anche per favorire il ricambio generazionale e rendere più dinamico il mercato del lavoro.
Sul futuro del sistema pensionistico è intervenuto anche il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, che ha rivendicato la solidità dei conti dell'istituto: 27 milioni di assicurati, oltre 21 milioni di pensioni erogate e circa 800 milioni di servizi digitali forniti nel corso del 2025. Numeri che certificano una situazione stabile, ma che non cancellano le criticità prospettiche. "Con il contributivo il trattamento pensionistico non sarà così gratificante", ha avvertito Fava, sottolineando la necessità di affrontare le sfide previdenziali "quando c'è il sole".
Secondo il presidente dell'Inps, un ruolo decisivo sarà giocato dalla previdenza complementare e dalla permanenza volontaria dei lavoratori più anziani nel mercato del lavoro. "Sfatiamo la presunzione che se esce un senior entra un giovane", ha osservato. Tra i progetti annunciati anche la creazione di un albo certificato Inps per colf e badanti, collegato al nuovo portale dedicato a famiglia e genitorialità.
Sulla stessa linea si colloca la Covip. La direttrice generale Lucia Anselmi ha definito le novità introdotte dall'ultima manovra "una vera e propria riforma della previdenza complementare". Dal 1° luglio, infatti, i neoassunti che aderiranno tramite silenzio-assenso non vedranno più il proprio Tfr destinato automaticamente alle linee garantite, ma a percorsi differenziati in base all'età. "Il tempo è il miglior alleato dei giovani", ha spiegato Anselmi, pur evidenziando le persistenti difficoltà che riguardano donne, under 35 e lavoratori del Mezzogiorno.
Durigon ha quindi difeso il meccanismo del silenzio-assenso, sostenendo la necessità di una nuova cultura del risparmio previdenziale. "Il Tfr non potrà più essere quello che serviva per il matrimonio del figlio o per comprare la macchina", ha affermato. Una scelta che, a suo giudizio, sarà indispensabile perché "i futuri pensionati non potranno avere un collocamento con un salario decente se non hanno un'altra formula" integrativa rispetto all'assegno pubblico.