C'è un'Italia che produce ricchezza, innova, esporta e compete sui mercati internazionali. Ma c'è anche un'altra Italia che quella ricchezza tenta ogni giorno di aggredirla: evasione fiscale, riciclaggio, infiltrazioni mafiose nell'economia legale, frodi sui fondi pubblici, criminalità digitale, criptovalute utilizzate per occultare patrimoni, merci contraffatte e traffici internazionali. È su questo confine, sempre più sottile tra economia sana e criminalità economica, che si gioca oggi una delle partite decisive per il futuro del Paese. A presidiare quella frontiera è il Generale di Corpo d'Armata Virgilio Pomponi, comandante interregionale dell'Italia Nord-Occidentale della Guardia di Finanza, il vertice che coordina l'attività del Corpo in Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta: il quadrante che rappresenta il principale motore economico italiano e uno dei sistemi produttivi più importanti d'Europa.
Il suo curriculum racconta quasi quarant'anni di servizio ai massimi livelli dello Stato. Entrato in Accademia nel 1984, ha comandato il Nucleo di Polizia Tributaria di Milano e quello di Roma, la Guardia di Finanza in Campania e nel Lazio, ha diretto l'Accademia di Bergamo, è stato Capo del VI Reparto Affari Giuridici e Legislativi del Comando Generale e, più recentemente, Vice Capo di Gabinetto del Ministro dell'Economia con la responsabilità del CERT-MEF, il nucleo che protegge le infrastrutture digitali del dicastero. Oggi è anche esperto del Ministro dell'Economia per la sicurezza informatica. Tre lauree – Economia e Commercio, Scienze Politiche e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria – un master alla Bocconi in Diritto Tributario d'Impresa, incarichi di insegnamento alla Bocconi, alla Luiss, alla Federico II di Napoli, all'Alma Mater di Bologna, alla Scuola Nazionale dell'Amministrazione e numerose attività di ricerca su cybersicurezza e intelligenza artificiale completano il profilo di un ufficiale che negli anni ha contribuito ad accompagnare la trasformazione della Guardia di Finanza da polizia tributaria a moderna forza di polizia economico-finanziaria.
Seduto nel suo ufficio milanese, Pomponi osserva il Nord-Ovest non come una semplice area geografica ma come un organismo economico estremamente sofisticato. «Qui», spiega, «si concentra una parte fondamentale della capacità produttiva nazionale. Difendere questo sistema significa tutelare il lavoro, gli investimenti, la concorrenza e la credibilità del mercato italiano.» I numeri aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno. Dal primo gennaio 2025 i reparti dipendenti dal Comando Interregionale hanno eseguito oltre 180 mila interventi operativi. Più di 14 mila indagini hanno riguardato reati economico-finanziari, evasione fiscale e infiltrazioni criminali nell'economia. I sequestri patrimoniali hanno raggiunto circa 2 miliardi di euro, oltre 5 mila persone sono state denunciate per reati tributari e quasi 2 mila evasori totali sono stati individuati. Le frodi accertate ai danni del bilancio dello Stato e dell'Unione Europea superano un miliardo di euro.
Ma dietro queste cifre, osserva il Generale, c'è un cambiamento profondo. «La criminalità economica non assomiglia più a quella di vent'anni fa. Oggi utilizza società multinazionali, piattaforme digitali, sistemi di pagamento innovativi, criptovalute, intelligenza artificiale e reti internazionali. È una criminalità che investe in tecnologia e competenze. Anche noi dobbiamo fare lo stesso.» La Lombardia rappresenta probabilmente il laboratorio più avanzato di questa trasformazione. Con oltre 1,4 milioni di partite IVA e circa il 23% del valore aggiunto nazionale, concentra alcune delle realtà imprenditoriali più dinamiche del continente ma anche le organizzazioni criminali più sofisticate sotto il profilo economico. «Qui intercettiamo fenomeni di evasione fiscale internazionale, false fatturazioni, riciclaggio, circuiti bancari clandestini, frodi carosello, utilizzo illecito della manodopera e sistemi societari estremamente complessi», racconta Pomponi. «L'attività di intelligence economico-finanziaria sviluppata in Lombardia diventa spesso un modello investigativo che poi viene esteso agli altri territori.»
La vera rivoluzione, tuttavia, è digitale. Negli ultimi anni il cybercrime è diventato uno dei principali strumenti attraverso cui si sviluppano le frodi economiche. Le indagini della Guardia di Finanza non riguardano più soltanto bilanci, contabilità e flussi bancari, ma sempre più spesso server, wallet digitali, blockchain, piattaforme di e-commerce, pagamenti elettronici e reti informatiche. Dal gennaio 2025 il Comando Interregionale ha condotto circa 1.500 interventi specificamente dedicati al contrasto del cybercrime economico-finanziario. Sono state denunciate circa 700 persone e sequestrate criptovalute per oltre 23 milioni di euro. «L'innovazione tecnologica è una straordinaria opportunità per il sistema economico», osserva Pomponi. «Ma diventa anche un potente strumento nelle mani della criminalità. Oggi l'investigazione economico-finanziaria passa inevitabilmente attraverso la capacità di leggere grandi quantità di dati, individuare correlazioni e anticipare comportamenti anomali.»
L'esperienza maturata alla guida del CERT del Ministero dell'Economia ha lasciato un'impronta evidente nel suo modo di concepire l'azione investigativa. L'incrocio tra informazioni fiscali, dati finanziari e segnali provenienti dal mondo digitale consente infatti di individuare con maggiore rapidità schemi fraudolenti che fino a pochi anni fa sarebbero rimasti invisibili. Lo stesso approccio viene applicato nei porti liguri, autentiche porte d'ingresso dell'economia europea. Qui la Guardia di Finanza utilizza sistemi tecnologici avanzati per monitorare container, spedizioni internazionali, logistica e catene commerciali, riuscendo a individuare reti criminali che sfruttano società cartiere, identità fittizie e piattaforme digitali.
Parallelamente continua l'attività contro i traffici tradizionali. Dall'inizio del 2025 sono state sequestrate 159 tonnellate di tabacchi lavorati di contrabbando, 187 tonnellate di prodotti energetici irregolari, 90 tonnellate di alimenti non conformi, 12 tonnellate di sostanze stupefacenti e circa 226 milioni di prodotti contraffatti, molti dei quali destinati al mercato europeo. «Dietro ogni prodotto contraffatto», sottolinea il Generale, «non c'è soltanto una violazione commerciale. C'è evasione fiscale, sfruttamento del lavoro, riciclaggio, finanziamento della criminalità organizzata e, in molti casi, un concreto pericolo per la salute dei cittadini.»
Accanto alla dimensione investigativa esiste poi quella operativa, spesso meno conosciuta dall'opinione pubblica. Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza rappresenta un'eccellenza assoluta. Nel solo 2025 i finanzieri specializzati hanno tratto in salvo circa 1.700 persone sulle montagne lombarde, piemontesi e valdostane. Contemporaneamente la componente aeronavale ha effettuato 5.500 controlli lungo le coste liguri e nelle acque interne del Nord Italia, in collaborazione con la dogana, garantendo sicurezza ai traffici commerciali e vigilanza sulle principali rotte economiche. È un'immagine che racconta bene l'evoluzione del Corpo: investigatori finanziari, esperti di informatica, piloti, marinai, soccorritori alpini.
Professioni diverse, unite dalla stessa missione. Quando gli si chiede quale sia oggi il principio che guida la Guardia di Finanza, Pomponi non cita sequestri né statistiche. Parla invece di equilibrio. «Il nostro compito non è ostacolare chi produce ricchezza, ma proteggerlo. Dobbiamo contrastare con fermezza gli illeciti, senza mai perdere di vista i diritti dei cittadini e delle imprese sane. La legalità economica non è un fine astratto: è la condizione necessaria perché il mercato funzioni, gli investimenti crescano e i giovani possano immaginare il proprio futuro in un Paese competitivo.» Poi aggiunge una riflessione che va oltre il ruolo della Guardia di Finanza.
«La sicurezza economica non si costruisce soltanto con le indagini. Si costruisce creando una rete di fiducia tra istituzioni, magistratura, università, imprese e cittadini. È questa la vera forza dello Stato. Ogni volta che un imprenditore sceglie la legalità, ogni volta che un cittadino rifiuta una scorciatoia illegale, contribuisce a rendere più forte l'intero sistema Paese.» È probabilmente questa la sfida più complessa dei prossimi anni: proteggere un'economia sempre più globale, digitale e interconnessa senza rinunciare ai principi dello Stato di diritto. Una sfida che non riguarda soltanto la Guardia di Finanza, ma il futuro stesso della competitività italiana.