pensioni crisi
I temi salute-assistenza e previdenza sono sempre più nei pensieri dei cittadini e delle imprese private che devono offrire ai propri dipendenti forme integrative a quelle pubbliche per compensare le inefficienze dei servizi per assistenza e salute e di rischio insolvenza per la previdenza tra i prossimi 10/15 anni. L’Italia è stata ed è tutt’ora ai vertici mondiale dei servizi assistenziali e previdenziali.
Purtroppo una carenza di programmazione, che risale a quasi 50 anni fa, col decollo del Servizio Sanitario Nazionale che non ha tenuto conto sia dell’invecchiamento della popolazione e dell’allungamento della vita, sia dell’aumento delle patologie dovute in gran misura proprio all’aumento dell’età media della vita, ma anche all’insorgenza di nuove malattie, ha portato il Sistema Sanitario in condizioni di estrema difficoltà. In più è stata sbagliata anche la programmazione per i ricambi generazionali dei medici col numero chiuso della facoltà di Medicina e, contemporaneamente, s’è manifestata un forte concorrenza tra pubblico e privato, con l’entrata in campo di soggetti privati che non solo hanno aperto strutture di qualità assistenziale, ponendosi in molti casi ai vertici nazionali, ma che hanno anche creato Università proprie e attivato piani di ricerca d’eccellenza.
L’aumento delle strutture private convenzionate col sistema sanitario, ha evitato il tracollo del sistema pubblico, ma ha anche alimentato una competizione che ha stimolato le compagnie assicurative ad entrare in campo, fornendo prodotti a copertura delle carenze di tempi e modi delle prestazioni. Le imprese di maggiori dimensioni hanno sottoscritto polizze cumulative come benefit per i lavoratori. Si è cosi realizzato un quadro in cui la sanità pubblica ha continuato ad essere deficitaria, l’integrativo privato è stato sempre più assoggettato a restrizioni pubbliche e tariffe non certo brillanti e le assicurazioni a loro volta hanno aumentato i premi riducendo le coperture assistenziali sotto forme controverse, l’aumento delle franchigie e delle forme non assicurabili e lungaggini nei rimborsi. Grandi saranno le difficoltà per poter porre rimedio alle carenze di quello che avrebbe dovuto essere il miglior servizio di welfare assistenziale forse dell’intero globo.
A pagarne le conseguenze è il cittadino e indirettamente le imprese che erogano sempre meno prestazioni. A complicare le cose, per le tasche dei cittadini, ma anche per le imprese, sta diventando il problema previdenziale che in ragione dei numeri tra attivi e pensionati sta arrivando a un pareggio entro i prossimi tre lustri, condizione che imporrebbe sia l’allungamento dei termini d’inizio della quiescenza, sia della percentuale riconosciuta al pensionato, oggi pari, col massimo dei versamenti previdenziali, all’80% dell’ultimo stipendio.
A provare a compensare gli effetti negativi servirebbe una nuova poderosa crescita della natalità, a partire da subito in modo da averne i benefici tra non meno di quattro lustri, ed è in corso una spinta a far sottoscrivere ai lavoratori forme integrative previdenziali. I costi di polizze sanitarie e forme previdenziali integrative stanno avendo un peso sulle tasche della popolazione attiva, incidendo su consumi e propensione alla spesa.