L’ipotesi l’ha lanciata il potentissimo governatore della Bundesbank. Intervistato da Le Monde, Joachim Nagel ha sottolineato come «i mercati stiano prezzando un 95% di probabilità di aumento dei tassi». «Direi che hanno una buona comprensione di come noi probabilmente risponderemo» a questa situazione. Per Nagel dopo settembre «c’è una grande incertezza».
A spingere nella direzione di una stretta sono gli ultimi dati sull’inflazione dell’area euro. Secondo la stima preliminare di Eurostat, infatti, l’aumento delle quotazioni energetiche ha spinto i prezzi al consumo, che ad agosto sono cresciuti del 3,3% su base annua, rispetto al 2,9% registrato a luglio, superiore all’obiettivo del 2% perseguito dalla Banca centrale europea. Da qui la convinzione dei mercati finanziari, che ritengono quasi certo un ritocco all’insù di 0,25 punti deil tasso principale (ora al 2,40%) il 10 settembre. L’inflazione core, che esclude componenti volatili come l’energia e i gli alimentari, si è attestata al 2,4% in agosto, in calo rispetto al 2,5% registrato in luglio.
«L’inflazione non è attualmente vicina al nostro obiettivo di medio termine» ha spiegato Nagel. Secondo le proiezioni di giugno, ha aggiunto, l’inflazione tornerà all’obiettivo nel medio termine solo «a condizione di tassi più elevati». Il banchiere tedesco ha comunque predicato cautela sulle decisioni successive. I prezzi del petrolio e del gas continuano a oscillare, mentre la situazione sui mercati finanziari resta molto volatile e caratterizzata da una forte incertezza. «L’approccio di decidere riunione per riunione ha funzionato bene in passato e continuerà certamente a esserci utile anche in futuro», ha detto, respingendo le critiche secondo cui un ulteriore aumento del costo del denaro non sarebbe efficace contro uno shock esogeno come quello energetico. «L’inflazione è troppo alta e la probabilità di effetti di secondo impatto aumenta se rimane elevata per un periodo prolungato» ha affermato, citando il rischio di maggiori richieste salariali nei prossimi rinnovi contrattuali. Quanto ai timori per l’impatto restrittivo dei tassi sull’economia, Nagel ha ribadito che il mandato della Bce è garantire la stabilità dei prezzi.
Del resto, già martedì, in un’intervista al Financial Times, il governatore finlandese e membro del direttivo della Bce, Olli Rehn, ha detto che le aspettative dei mercati per un rialzo dei tassi sono «comprensibili». E questo perché «potremmo assistere a una guerra di logoramento in Medio Oriente». Il rischio è che le tensioni e la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz mantengano elevati i prezzi dell’energia e, di conseguenza, dell’inflazione. «Non dobbiamo mostrare alcuna compiacenza di fronte a queste pressioni inflazionistiche» ha sottolineato.
Intanto, ieri la responsabile della vigilanza Bce Claudia Buch ha ribadito che «ci sono molte incertezze sul futuro, non sappiamo da dove arriveranno i prossimi choc per cui ora è il momento giusto per una riforma, per definire a una soluzione europea per l’assicurazione dei depositi e far sì che ci sia più rischio condiviso tra le frontiere (dell’area euro)».