Se lo Stato non esistesse ieri il prezzo alla pompa della benzina sarebbe stato 1,04 euro al litro anziché 2,08. E quello del diesel 1,26 anziché 2,19. Ma inutile filosofeggiare. Guardiamo quindi la media delle quotazioni del petrolio e dei prezzi alla pompa pubblicata dal Mase (Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica). Nel 2008, anno dello shock petrolifero ma soprattutto della crisi finanziaria globale, il Brent ha quotato 96,94 dollari al barile. Al cambio di allora — 1,47 dollari per un euro — facevano circa 66 euro. Nel 2026, fino a oggi, la media è 91,52 dollari: al cambio attuale poco più di 79 euro a barile. In dollari il prezzo del greggio è sceso. In euro è salito di circa il 20%.
Alla pompa la storia è diversa. Nel 2008 la benzina costava in media 1,38 euro al litro, oggi 1,82: più 32%. Il gasolio è passato da 1,34 a 1,95 euro: più 45%. I prezzi del carburante salgono molto di più del petrolio. E poiché fra il petrolio ed il carburante immesso in auto c’è lo Stato gabelliere e chi il petrolio lo trasforma in benzina tramite la raffinazione, allora ficchiamo un po’ il naso nel comparto. Dal 2008 al 2025 la capacità di raffinazione italiana, secondo Unem, l’associazione confindustriale di chi lavora e traffica il petrolio coi suoi derivati, è diminuita del 22%. Per l’Energy Institute, è crollata del 30%. Metodi di calcolo diversi su cui non vale la pena soffermarsi in questa sede. Comunque la si rigiri la diminuzione è forte. In Unione europea, sempre secondo Energy Institute, la riduzione è stata del 14%. -30% in Italia e -14% in Ue. Parliamo di un problema soprattutto italiano ma anche europeo. La religione del Green New Deal postulava che la domanda di carburanti sarebbe diminuita grazie allo sviluppo dell’auto elettrica e quindi le raffinerie sono state chiuse.
È vero che quelle rimaste aperte producono ancora oggi più benzina e gasolio (oltre 40 milioni di tonnellate in tutto) di quanto ne consumiamo (quasi 37 milioni di tonnellate) in Italia. Ma, come cantavano le Gemelle Kessler «il mondo è piccolo per noi, troppo piccolino». Quindi le nostre raffinerie hanno clienti in tutta Europa. Quello è il loro mercato. Se chiude una torre in Francia o in Germania, il gasolio che manca viene acquistato a Priolo. La scarsità europea si scarica sul prezzo italiano. E sempre a proposito di Europa come stiamo messi a confronto dei prezzi alla pompa? I dati al 7 settembre 2026 pubblicati dalla Ue ci dicono che siamo esattamente in linea. Poco sotto il prezzo medio della benzina e poco sopra il prezzo medio del diesel. È vero che ci sono solo 7 Paesi che hanno la benzina più cara della nostra e 6 paesi col diesel più costoso. Ma il confronto va fatto in base alla popolazione. Giusto per darvi un’idea oltre 200 milioni di europei pagano la benzina più di noi. Quelli che la pagano meno sono 190. Di poco cambia la situazione sul diesel.
C’è poi il caso clamoroso di Malta dove la benzina costa 1,3 euro. E dove addirittura le nostre raffinerie esportano il carburante. Ma non fa testo.
Parliamo di un’isola dove le stazioni da rifornire sono 80 contro le nostre 22.000. I costi logistici e di gestione sono enormemente inferiori. E lì lo Stato si fa carico di mantenere il prezzo calmierato pagando l’eventuale differenza ai gestori e alle compagnie. Secondo il presidente Murano di Unem -come riportato in un’intervista al Corriere dell’Umbria- in cinque anni il governo maltese ha speso circa 1,5 miliardi per tenere il prezzo a questo livello. Fatte le debite proporzioni, in Italia sarebbe qualcosa come 130 miliardi. Ma poiché il governo dalle accise e dall’Iva sui carburanti riscuote più di 40 miliardi l’anno (su un totale di entrate tributarie di circa 740 miliardi) lo ribadiamo: inutile filosofeggiare. Si magnifica il comune che gestisce la pompa per calmierare il listino.
Per carità tutto fa brodo. Lo Stato, però, ha due leve ben più pesanti per affrontare il tema. Moderare le accise quanto più possibile e favorire l’aumento della capacità di raffinazione, in controtendenza rispetto al passato. Il trend al rialzo del prezzo alla pompa infatti è strutturale. Dal 2022 la super ha viaggiato per lo più a 1,80 euro; e il gasolio addirittura a 1,95. Ci sono certo due guerre in corso dove vengono bombardate altre raffinerie come in Russia o Arabia Saudita. In pratica piove sul bagnato. Ma almeno noi apriamo l’ombrello.