Cosa sta succedendo in Spagna? Quei problemi sono anche italiani? E cosa ha già fatto e cosa pensa di fare Palazzo Chigi? Rispondendo a queste domande si arriva a comprendere la differenza di approccio fra un governo conservatore ed un governo progressista (ma sarebbe meglio chiamarlo regressista) rispetto al tema casa. Perché questo è il tema. Ma andiamo con ordine. Sull’onda emotiva dello sfratto di una donna di 87 anni di nome Mari Carmen il governo Sanchez - in grave affanno per la fallimentare gestione della crisi di Ceuta - ha approvato alcuni decreti che di fatto prevedevano lo stop agli sfratti delle persone in difficoltà fino al 2030 a meno che non avessero un’altra casa dove andare. Missione impossibile per un inquilino moroso e il cerino rimaneva quindi in mano al proprietario della casa. A questo si aggiungeva la previsione che gli affitti in scadenza entro il 2028 venivano automaticamente prorogati al 2030. Altra tegola sul proprietario. Venivano poi previsti rigidi controlli sull’aumento dei canoni di locazione con ulteriori limiti alla possibile compravendita dei beni immobili a meno che non fossero destinati a finalità di affitto sociale. Anche questa una mazzata in capo al proprietario. Veniva poi prevista l’impossibilità per il proprietario di porre fine al rinnovo quasi automatico del contratto di affitto a meno che il conduttore non avesse a disposizione una casa simile dove trasferirsi. Il proprietario doveva addirittura trasformarsi in agente immobiliare. L’inquilino non aveva infatti incentivo a cercarsi una nuova dimora. Ho coniugato all’imperfetto tutti i verbi perché i decreti dell’esperto di playlist sono stati bocciati dal parlamento.
La sinistra insorge in piazza e le elezioni anticipate incombono. Stiamo parlando di casa; lo avrete capito. Ci chiediamo se questo è un problema anche italiano. Risposta, sì lo è. Ma un po’ di analisi storica aiuta a capire. Innanzitutto la categoria debole non è solo quella del conduttore che sta in affitto ma pure quella del proprietario delle mura. In Italia, a differenza di molti altri Paesi europei, abbiamo una diffusa distribuzione della proprietà immobiliare. Nel corso degli anni il prezzo delle abitazioni è aumentato? Risposta: sì e no. Sì per quanto riguarda i prezzi delle nuove abitazioni. Istat certifica che in questo comparto i prezzi sono aumentati dal 2011 ad oggi di oltre il 30%. Facile da capire. Se i prezzi salgono, la costruzione degli appartamenti “incorpora” necessariamente l’inflazione. Aggiungiamoci la scellerata parentesi del super bonus che ha fatto letteralmente esplodere i prezzi delle costruzioni. Chi di voi in quegli anni ha provato a cercare dei ponteggi per fare normali lavori di manutenzione si sarà imbattuto nell’impossibilità di trovarli a meno di pagarli a peso d’oro. Il prezzo delle abitazioni usate è invece diminuito dell’8%.
Ho scelto la data del 2011 perché quello è un vero spartiacque. Con l’arrivo del governo Monti il gettito derivante dalle tasse sul mattone è esploso. Dai 10 miliardi del 2011, ai circa 24 del 2012. Un massacro. Con la successiva esenzione dell’Imu sulla prima casa (di appena 4 miliardi) si è parzialmente posto rimedio ad un drenaggio di denaro dalle tasche dei contribuenti stimabile in tutti questi anni in almeno 140 miliardi. Gli italiani in povertà assoluta sono di conseguenza aumentati da 3,4 a 5,7 milioni. E per quanto la sinistra faccia propaganda, con il governo Meloni la povertà non è affatto aumentata. I dati Istat sono lì da vedere. Se quindi esiste, ed esiste, un problema casa chiediamoci cosa ha fatto e cosa intende fare questo governo. Il piano casa già approvato punta a riqualificare 60mila alloggi popolari, rafforzare il Fondo housing di Invimit e sostenere l’offerta privata con l’edilizia convenzionata. Più flessibilità sulle destinazioni d’uso e un ruolo maggiore dei Comuni. Agevolazioni per le famiglie con disabilità grave.
Poi c’è la legge di bilancio. Il governo valuta una cedolare secca al 5% per gli affitti a lungo termine (proposta di Maurizio Lupi) e un ecobonus più alto con detrazioni fino al 65% senza riaprire la stagione dei bonus. L’impostazione è di incentivo, non di vincolo. Come avrebbe fatto Sanchez. Si punta sulla prima casa e su interventi definiti, lasciando al proprietario la scelta di investire. Meglio rendere conveniente ristrutturare che congelare canoni e rinnovi. Come avrebbe fatto appunto Sanchez. Infine sono allo studio agevolazioni per l’accesso al mutuo delle giovani coppie. La differenza fra conservatori e regressisti non è di intensità ma di impostazione. Il conservatore tratta la proprietà diffusa come un valore, non come un privilegio. Ne agevola l’acquisto e allarga la libertà di chi affitta. Più si rende difficile sfrattare il moroso, più si disincentiva l’offerta di casa da locare. Il piccolo proprietario è spesso una famiglia con un secondo immobile: non può restare mesi senza canone e senza casa. Se il rischio è strutturale, non affitta. Le cose da fare sarebbero ancora tante a partire dalla riduzione dell’Imu ma la strada intrapresa è quella giusta.