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Dopo la pandemia l’Italia è la più veloce d'Europa

Studio della Cattolica: dal 2019 il Pil reale fa +8,7%. Nel G7 meglio solo Usa e Giappone
di Fabio Dragoni domenica 18 ottobre 2026

3' di lettura

I brillantissimi risultati ottenuti dalle nostre imprese sul fronte dell’export (e documentati nel paper “Italia, crescita e finanza pubblica. Un doppio cambio di paradigma” dell’economista Marco Fortis, che abbiamo illustrato ieri) hanno delle conseguenze sulla performance dell’economia italiana che quasi nessun editorialista o economista è disposto a vedere o comunque raccontare.

I dati sulla povertà pubblicati dall’Istat alcuni giorni fa ne sono una conferma. Gli italiani in povertà assoluta erano 5,7 milioni nel 2024 e sono 5,4 nel 2025. Il problema è lì in tutta la sua evidenza. Ma affidarsi all’aneddotica di comodi servizi televisivi che raccontano il dramma della famiglia in difficoltà non aiuta a comprendere il fenomeno nel suo complesso. E neppure affidarsi alle micro variazioni percentuali (trimestrali o annuali che siano) consente di capire come il Paese si stia evolvendo.

Per farlo occorre allargare lo sguardo nello spazio (confrontando la performance italiana con quella di altri paesi) e nel tempo (vale a dire un arco temporale sufficientemente lungo). Scopriremmo, ad esempio, che l’Italia è l’unico Paese del G7 che sta attuando politiche fiscali autenticamente restrittive in quanto unico a registrare un surplus primario (entrate meno spese al netto degli interessi sul debito). E comunque cresce. E se si esclude la spesa per interessi, per definizione non controllabile direttamente dal governo, il suo debito è aumentato di 228 miliardi dal 2019 al 2025. Meno di Spagna (276), Germania (558) e Francia (777). Ciò nondimeno «i nuvoloni all’orizzonte» - che il ministro Giancarlo Giorgetti giustamente osserva e con cui si confronta - l’Italia è in grado di affrontarli molto meglio di una volta e di altri. Come ad esempio la Francia, che non a caso è additata come il malato per definizione.

FAMIGLIE E DEBITO

Le famiglie, che hanno un comportamento in termini di investimento meno volatile degli investitori professionali, detengono infatti quasi il 20% del nostro debito. Era il 13% nel 2019. In Francia l’1%. Si comprende solo da questo il perché Parigi oggi sui dieci anni paghi il 4,80% contro il nostro 4,50%: 30 punti base in più, il cosiddetto premio di rischio che, nel 2022, all’insediamento del governo Meloni era invece negativo. Abbondantemente negativo. La Francia pagava 160 punti base in meno. L’Italia, riporta Marco Fortis, è un paese con le spalle larghe. La ricchezza finanziaria netta delle famiglie supera il 230% del Pil. Meglio di noi solo la Svizzera. La Germania supera di poco il 160%.

Spalle larghe ma veloce l’Italia. Dal 2019 da oggi ha visto crescere il proprio Pil reale (al netto dell’inflazione) in misura pari all’8,7%. La Germania praticamente ferma all’1,9%. Fra i Paesi del G7 solo Stati Uniti e Canada fanno meglio. L’Italia supera anche l’eurozona che si ferma al 7,8%. La fine della pandemia ci regala un Paese diverso rispetto a quello del 2019, nonostante politiche fiscali spesso restrittive e non espansive. Il dibattito politico ci regala spesso polemiche sul presunto miracolo economico spagnolo fatto di grande crescita e bassi costi dell’energia, non saprei dire come possa conciliarsi il presunto miracolo economico spagnolo con le forti tensioni sul mercato delle abitazioni dove l’offerta non soddisfa la domanda con conseguenti tensioni sui prezzi.

Ma Fortis si sofferma sull’unico vero numero che conta, il Pil procapite. In Italia dal 2019 ad oggi è cresciuto di quasi il 9% contro il 5% della Spagna ed il 2,7% della Germania. Un altro dato sorprendente evidenziato da Fortis riguarda l’apporto delle macro regioni italiane alla crescita del Belpaese.

I DATI A CONFRONTO

Il Pil del mitologico Nordest è aumentato “solo” del 5% superando l’asfittico 4,2% del Centro ed essendo a sua volta sopravanzato dal Nordovest del vecchio triangolo industriale che ha registrato un 7,5%. Ma la vera sorpresa è stata il Sud e le Isole, che dal 2019 ad oggi sono cresciuti addirittura dell’8,3%. È soprattutto questa localizzazione della crescita ad avere spinto l’occupazione ad una cifra record mai vista: 24,2 milioni. Con un tasso di disoccupazione mai così basso: 5,3%.

L’analisi comparata del fenomeno povertà con altri paesi ci restituisce infine un quadro in cui l’incidenza dei poveri sul totale della popolazione è pari al 5,2% in Italia contro il 7% della Francia e l’8,1% della Spagna. L’Italia corre. E se non corre cammina ma a passo svelto. A differenza del cervello di chi si ostina a raccontare un paese diverso.

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