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Sull'energia l'Europa deve incolpare se stessa

Al primo Forum Moneta il confronto con Descalzi (Eni), Monti (Terna), Scornajenchi (Snam), Tronchetti Provera (Pirelli) e Palermo (Acea)
di Sandro Iacometti mercoledì 28 ottobre 2026

3' di lettura

I big dell’imprenditoria italiana hanno sfilato ieri sul palco del primo Forum economico di Moneta, il settimanale del Giornale dedicato alle imprese e alla finanza. Nella splendida cornice di Palazzo Colonna a Roma, gli amministratori delegati delle principali società italiane, stimolati dal direttore del quotidiano Tommaso Cerno, dal vicedirettore Fabrizio Massaro e da Hoara Borselli, hanno tracciato gli scenari futuri del nostro Paese e della geoeconomia mondiale, lanciando allarmi e suggerendo mosse difensive per rilanciare la competitività italiana e continentale.

A tenere banco, considerata la crisi internazionale, il tema dell’energia, diventato fattore strategico di sicurezza nazionale oltre che elemento determinante per tenere sotto controllo l’inflazione e salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie. Ma la questione non riguarda solo l’Italia. Se in Europa «dobbiamo piangere, dobbiamo piangere per i nostri errori. Non è colpa degli Stati Uniti o della Cina, è colpa nostra.

Le regole non sono energia», ha detto l’ad di Eni, Claudio Descalzi. «L’Europa è un grandissimo mercato. Se è vittima, è colpa dell’Europa. Se uno arriva ultimo in una corsa, non è vittima, probabilmente è perché non si è allenato. È colpa di chi in Europa ha considerato l’energia come qualcosa di accessorio, non di centrale». Il problema, ha proseguito il manager, è che «l’Europa non sente l’energia come un problema impellente. È un discorso di consapevolezza». In soldoni, «bisogna aprire gli occhi, essere pragmatici». Concetto abbastanza simile quello espresso da Agostino Scornajenchi, L’Europa, ha detto l’ad di Snam, «ha mancato la sfida dell’energia perché ha smesso di aggiornare i propri scenari alla luce dei cambiamenti in atto».

Ci siamo accorti che «uscivamo da un ventennio in cui discutevamo di scenari ottimisti e positivi basati su fonti green, senza renderci conto che questo sonno era cullato su un grande cuscino di gas». Solo attraverso un approccio integrato, è la tesi, potremo competere con le grandi potenze. Quando discutiamo di energia, ha aggiunto il manager, «partiamo dai fatti e dai numeri, evitando di dividerci in tifoserie, mentre il resto del mondo si organizza alle nostre spalle», perché la Russia «ha fatto della geopolitica del gas un elemento di controllo sull’Europa e quella stessa geopolitica è giocata oggi dagli Stati Uniti».

E i fatti riguardano anche i modi in cui l’energia si trasmette. «Investire nelle reti elettriche significa investire nella competitività dell’Italia», ha detto l’ad di Terna, Pasqualino Monti. «Una rete moderna ed efficiente», ha proseguito, «non solo accelera la transizione energetica, ma genera valore per i territori, sostiene l’occupazione e crea le condizioni per attrarre investimenti, far crescere l’industria nazionale e affrontare con maggiore autonomia le conseguenze delle crisi internazionali».

Non solo. Con lo sviluppo dei data center, «l’Italia si sta affermando come hub emergente in Europa per gli investimenti digitali e il forte interesse degli operatori internazionali conferma la qualità e l'affidabilità della nostra infrastruttura di trasmissione elettrica».

Meno ottimista Marco Tronchetti Provera, secondo cui «il declino economico dell’Europa rischia di trasformarsi in una grave emergenza sociale, mettendo a repentaglio la sostenibilità del sistema di welfare». Per il presidente esecutivo di Pirelli, «con gli attuali prezzi dell’energia e delle materie prime non siamo nelle condizioni di crescere, e questo è uno dei problemi principali». Il problema della Ue?
«Riflettiamo troppo e siamo troppo rigidi, mentre il tempo a nostra disposizione sta esaurendosi».

Tra le leve della competitività, però, c’è anche l’acqua. «Gestire meglio la risorsa idrica è indispensabile per ottimizzarne l’utilizzo e garantire l'approvvigionamento», ha spiegato l’ad e direttore generale di Acea, Fabrizio Palermo, lanciando un allarme per l’agricoltura, che è «il primo settore in termini di utilizzo di acqua in Italia e proprio per questo è il più esposto alla crescente scarsità della risorsa». Se non possiamo aumentare l'acqua a disposizione, ha proseguito il manager, «possiamo fare molto di più con quella che abbiamo. Le leve sono tre: diminuire le dispersioni - in Italia si perde ancora il 42% dell'acqua immessa in rete, contro il 19% della Francia e l'8% di Germania e Danimarca -, incentivare il riuso e puntare su accumulo ed invasi. Con piogge sempre più concentrate e intense - ha aggiunto -, la capacità di accumulare e regolare l'acqua diventa decisiva. Inoltre, la tecnologia è l'abilitatore chiave per sviluppare reti di nuova generazione».

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