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Ue, Juncker contro Renzi: "Non siamo una banda di burocrati, altrimenti ti bocciavamo". Spettro procedura sull'Italia

di Mirko Mazzola domenica 9 novembre 2014

3' di lettura

Juncker contro Renzi, guerra fredda a Bruxelles con lo spettro della procedura d'infrazione contro l'Italia. Matteo Renzi furioso aveva avvertito: "Non mi farò dettare la linea dai tecnocrati di Bruxelles". Pronta la risposta dell'ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, fresco presidente della Commissione Ue: "A Renzi dico che non sono il capo di una banda di burocrati: sono il presidente della Commissione Ue". "Sono sempre stato convinto che i Consigli europei servano per risolvere i problemi, non per crearli - aggiunge Juncker -. Personalmente prendo sempre appunti durante le riunioni, poi sento le dichiarazioni che vengono fatte fuori e spesso i due testi non coincidono". Un incidente diplomatico, o forse qualcosa di più, che complica non poco la trattativa obbligata tra Palazzo Chigi e Bruxelles sul tetto a debito e deficit. Renzi (che su Facebook replica: "Chiedo rispetto per l'Italia, lo meritiamo") ha bisogno della sponda di chi, solo a parole, giura di voler combattere, ma se l'atteggiamento di Juncker e della Commissione Ue resterà così gelido, si preannunciano guai grossi per l'Italia. Anche perché proprio da Bruxelles arrivano numeri da incubo sul futuro economico dell'Italia.   Pubblicazione di Matteo Renzi. Deficit e debito, previsioni fosche - Al di là delle indiscrezioni, ciò che rimane è la sconcertante previsione della Commissione Ue, secondo cui la recessione in Italia, quest'anno, sarà del -0,4% (-0,3% per il governo) con una lieve ripresa, nel 2015 stimata in un +0,6% del Pil (in linea con il Def) e nel 2016 dell’1,1%. Lo stime risultano quindi dimezzate se le si confronta con quelle di maggio che indicavano per l'anno prossimo una crescita dell' 1,2%. Ancora peggio il quadro riguardante il debito che nel 2015 raggiungerà un picco storico passando dal 132,2% del Pil per il 2014 al 133,8%, per poi scendere al 132,7% nel 2016. L'unica replica registrata, a difesa del premier Renzi, al momento è quella del sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi: "Nessuno dice che Juncker sia un tecnocrate, ma è bene per l’Italia e l’Europa che non dia troppo ascolto ai tanti tecnocrati che lo circondano. L’Europa, non solo l’Italia, paga le scelte passate dell’Unione, segnate da una fede cieca in automatismi di bilancio che hanno prodotto danni per tutti". La minaccia di Bruxelles - Juncker contro Renzi e numeri tremendi: fare due più due diventa esercizio scontato. La somma dei due fattori dà come risultato il ritorno dello spettro della procedura d'infrazione contro l'Italia. Non per il 2014, perché ancora vale la "sospensione" dovuta alla recessione. Ma per il 2015, quando la sia pur flebilissima ripresa ci sarà (+0,6%), il governo italiano non avrà più alibi su taglio strutturale di deficit e debito. Per questo motivo, essendo chiamato a rispettare il taglio del deficit strutturale dello 0,5% e del fabbisogno almeno dello 0,7%, Renzi potrebbe essere costretto dall'Ue a una manovra correttiva devastante per le tasche italiane. Le alternative non sono più confortanti: clausole di salvaguardia e aumento dell'Iva automatico oppure procedura per debito eccessivo. Cioè, un'Italia sorvegliata speciale se non addirittura commissariata da Bruxelles.

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