New York, 28 set. (Adnkronos) - Approvata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una risoluzione vincolante sullo smantellamento dell'arsenale di armi chimiche del regime di Damasco. La decisione è arrivata dopo che il comitato esecutivo dell'Organizzazione per la proibizione di armi chimiche aveva adottato all'Aja il piano per la distruzione dell'arsenale siriano. Il voto è stato salutato dal segretario di Stato americano John Kerry, dai ministri degli Esteri russo Sergei Lavrov e britannico William Hague, tutti presenti al momento del voto. "Con una sola voce diciamo che le armi chimiche non verranno tollerate", ha dichiarato Hague. Lavrov ha esortato l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche a lavorare "in modo professionale e imparziale". Damasco, ha osservato, ha dimostrato "reale volontà di cooperare" nel consegnare all'organizzazione in modo rapido la lista dei suoi arsenali. Nella risoluzione l'esecutivo Onu minaccia il ricorso a misure punitive contro quella parte siriana che dovesse mancare all'adempimento degli obblighi derivanti dalle decisioni adottate, come tempi di verifica e distruzione delle armi. Il testo fa riferimento al capitolo VII della Carta Onu senza autorizzare il ricorso a misure punitive in maniera automatica, come ha sottolineato in modo chiaro il capo della diplomazia russa. Misure quali un intervento o sanzioni dovranno infatti essere approvate nel quadro di una seconda risoluzione per poter essere varate. L'ex ministro siriano della Cultura, Riad Naasan Agha, passato con l'opposizione, si dice "deluso" per il compromesso raggiunto a livello internazionale. Il testo Onu, sostiene, concede "carta bianca (alle forze lealiste, ndr) per uccidere i siriani con qualsiasi arma ad eccezione delle armi chimiche e nucleari". "Di questa decisione ne trarrà beneficio solo Israele", ha aggiunto Agha, citato dal sito web 'All4Syria'. L'ex ministro ha quindi criticato il testo della risoluzione perché, a suo dire, non ci sarebbero novità sostanziali su una soluzione politica della crisi.