Si può provare pietà anche per un condannato a morte. È il caso di John Grant, un afroamericano di 60 anni che è stato condannato alla peggior pena possibile nel 2000 per aver ucciso un dipendente della prigione. La sua esecuzione è stata però descritta come qualcosa di disumano e di mai visto da parte di Sean Murphy, reporter dell’AP: “Ho visto quattordici esecuzioni, ma mai nessuna come questa”.
In pratica il 60enne afroamericano, una volta messo nel braccio della morte, ha avuto circa venti convulsioni e ha vomitato diverse volte per poi finire svenuto. Quanto accaduto nella prigione di Oklahoma per questa esecuzione ha scatenato delle proteste molto forti, dato che i servizi penitenziari avevano assicurato che il loro protocollo era “umano ed efficace” e che le esecuzioni potevano riprendere. Quella di Grant era infatti stata bloccata per ben tre volte, seguita da un periodo di pausa di sei anni.
Poi è arrivato il via libera dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, ma c’è qualcosa di oscuro riguardo alle tre sostanze che sono state iniettate all’uomo, che è andato incontro a una morte particolarmente dolorosa e disumana. “Ha iniziato a tremare poco dopo la prima iniezione”, ha testimoniato il reporter Murphy, dopodiché l’uomo è stato preda di convulsioni e vomito per diversi minuti prima di morire.