La guerra al fronte

Ucraina, il Cremlino amplia l'offensiva: "Anche loro schierati", militari russi a Kiev? Non proprio

Daniele Dell'Orco

La Rosgvardiya, la Guardia nazionale russa formata da Putin in persona nel 2016 per sostenere in Cecenia il suo fedelissimo Ramzan Kadyrov, è entrata in azione in Ucraina. Il dispiegamento di uno dei reparti d'élite dell'esercito di Mosca si spiega con l'intenzione, almeno sulla carta, di proseguire col metodo soft imposto dal Cremlino per un'azione di guerra mirata, tecnologicamente avanzata e diretta più possibile contro obiettivi militari e infrastrutturali. Senza danni, disastri, devastazioni e spargimenti di sangue civile. Kadyrov in persona ieri ha confermato indirettamente che i suoi uomini sono stati "catechizzati" in tal senso: almeno sulla carta: «Impadronirsi di città come Kiev o Kharkiv non è un problema, il compito dell'esercito meridionale è quello di evitare perdite di vite umane e di condurre l'operazione con cura». Il problema è che non è detto che ci riescano. I reparti ceceni sono noti perla loro brutalità e nel regno di Kadyrov utilizzano metodi a dir poco violenti per reprimere il dissenso. Ma per Putin sono indispensabili per il tipo di conflitto urbano che l'Ucraina sta mettendo in campo specie a Kiev, Kharkiv e Mariupol. Ieri i ceceni hanno messo fuori combattimento unità ucraine all'aeroporto di Gostomel, a nord di Kiev, teatro di scontri continui nei primi due giorni di ostilità.

 

 

 

Non c'è modo, però, di capire se le intenzioni di Putin possano essere confermate man mano che le ore passano e il clima diventa teso. Il presidente ucraino Zelensky ieri mattina esultava per la resistenza da parte di Kiev, grazie anche ai «volontari cittadini» armati dal Ministero della Difesa con armi semiautomatiche ed esortati da vari sindaci a fabbricare molotov da lanciare ai russi. Secondo gli ucraini le perdite russe ammontano già a 3500 uomini. Una situazione che obbliga Putin ad usare il massimo della cautela ma a rallentare fatalmente le offensive più importanti. Se a Kharkiv i russi non riescono ancora a fare breccia, Mariupol secondo il Cremlino potrebbe già oggi essere circondata, con i ceceni e i separatisti del Donbass che avanzano da est e con l'esercito russo che avanza dalla riva sud del Dnipro dopo essere entrato dalla Crimea e aver conquistato Melitopol. Nel mezzo tra queste due città c'è Berdyansk, sede di una importante base navale ucraina costruita dopo l'annessione della Crimea da parte della Russia con finanziamenti britannici. Aprire un corridoio tra il Donbass e la Crimea sarebbe un passo avanti cruciale del fronte sud-est. Per la difesa di Kiev e Kharkiv si muovono anche i Paesi occidentali. Da Germania, baltici, Polonia, Cechia, Olanda, Belgio e Slovacchia sono stati spediti ieri armamenti all'esercito ucraino (soprattutto mine, carburante, cherosene, complessi di sminamento robotico e batterie antiaeree). Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha invece approvato l'erogazione di altri 350 milioni di dollari in aiuti militari all'Ucraina (compresi programmi di addestramento militare).

 

 

 

CHIUSO SPAZIO AEREO

Intanto, diversi Paesi Ue hanno chiuso lo spazio aereo alle compagnie russe. Ora il percorso di volo verso l'Europa e Kaliningrad da Mosca sarà dirottato per forza attraverso San Pietroburgo, il Golfo di Finlandia e il Mar Baltico allungando anche un semplice tratto di un'ora e mezza di volo di centinaia di chilometri. La stasi militare ha provocato un rallentamento anche sul fronte diplomatico con entrambi i contendenti che puntano ad arrivare al tavolo delle trattative con più forza contrattuale. Ieri solo in serata dopo un giorno di negoziati zero, Zelensky ha fatto sapere che i presidenti di Turchia e Azerbaigian (Erdogan e Aliyev che martedì era al Cremlino) si sono offerti di organizzare colloqui con Mosca, e l'Ucraina sarebbe disposta a trattare un cessate il fuoco ad Ankara. È una delle vie, ma prima di sedersi al tavolo la Russia pretende le condizioni iniziali: smilitarizzazione, riconoscimento della Crimea e promessa di neutralità. Al momento le premesse non ci sono.

 

 

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