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Onu, la "teoria" dell'esperta: "Mai visto missili sparati da Gaza"

Amedeo Ardenza
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Alla voce «negazionismo» il vocabolario Garzanti indica «una forma estrema di revisionismo storico che nega la veridicità di alcuni episodi della storia moderna, in particolare degli avvenimenti legati al nazismo e al fascismo». I negazionisti, com’è noto, negano l’esistenza delle camere a gas e dei forni crematori con cui i nazisti praticavano lo sterminio di ebrei, rom, disabili e omosessuali. Oggi però esiste una nuova forma di revisione che, questa è la novità, non riguarda il passato ma il presente. Fra i campioni del negazionismo 4.0 abbiamo alcuni illustri rappresentanti delle Nazioni Unite.  A fare notizia in queste ore è la signora Reem Alsalem chiamata nell’agosto del 2021 a coprire il ruolo di «Relatore speciale dell’Onu sulla violenza contro le donne e le ragazze, le sue cause e conseguenze». A leggere il suo curriculum Alsalem è preparatissima: agli studi in Relazioni internazionali all’Università americana del Cairo e in Diritto umanitario internazionale a Oxford unisce una brillante carriera come consulente per UN Women, per l’Alto commissariato Onu per i diritti umani, per l’Unicef e per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Peccato che allo stesso tempo la signora Alsalem, nata al Cairo da famiglia giordana nel 1976, detesti Israele e che lo faccia con malcelato revisionismo.

Intervistata giorni fa dal giornalista israeliano di Canale 10 Bar Shem-Ur, Alsalem ha finto di non sapere che Israele vive sotto la minaccia dei missili. Missili che da almeno 15 anni sono esplosi da Hamas contro le città dello stato ebraico; una pioggia assassina alla quale contribuiscono dal Libano gli Hezbollah filo-iraniani mentre dallo scorso 7 ottobre alla “festa” si sono uniti altri alleati di Teheran, in Yemen e in Iraq. Solo dal 7 ottobre fino all’inizio del 2024, scrive l‘israeliano Meir Amit dell’Intelligence and Terrorism Information Center, contro lo Stato ebraico sono stati esplosi 10.600 fra missili e colpi mortaio. E due giorni fa Hezbollah ne ha sparati 30. Missili dai quali Israele si difende con una capillare e ben sviluppata rete di sistemi antimissile. «Vi bombardano? Ogni giorno? Ma se è così segnalatelo all’ufficio “procedure speciali” (dell’Onu)», ha risposto candida l’inviata speciale dell’Onu al suo intervistatore che l’aveva interrotta quando lei ha cominciato a parlare di “genocidio” commesso dagli israeliani. Una dichiarazione bizzarra. Alsalem nega che Israele sia sotto attacco, eppure si sbilancia a usare un termine – “genocidio” – messo in circolazione dal Sudafrica. Una mossa politica di un Paese poco o nulla titolato a denunciare le presunte violazioni di diritti dell’uomo da parte terza. In un rapporto del 2022 del Dipartimento di Stato Usa si legge che in Sudafrica «vi sono segnalazioni credibili di: uccisioni illegali o arbitrarie; torture o trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti da parte del governo; (...) traffico di persone; crimini che comportano violenza o minacce di violenza nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer o intersessuali».

 


Ma fra una realtà che le dà torto e un mondo immaginario che la rassicura, la signora Alsalem non ha dubbi e sceglie il secondo. E invece di occuparsi delle prove mediche e fotografiche sulle tante israeliane violentate a morte o uccise durante le violenze, sulle ossa del bacino rotte, sulle tracce di sangue e di sperma, sui seni recisi e i genitali femminili presidi mira con armi da fuoco preferisce perdere ogni credibilità negando i missili su Israele. Perfino la sua collega Pamilla Pratten, la Rappresentante speciale del Segretario generale dell’Onu sulla violenza sessuale nelle zone di conflitto, nei giorni scorsi ha ammesso che Hamas ha sistematicamente stuprato le proprie vittime nei kibbutz attaccati e stupra gli ostaggi israeliani a Gaza. Pratten, bontà sua, ci ha messo cinque mesi per mettere nero su bianco quello che era davanti agli occhi di tutti. Ma Alsalem è in buona compagnia: a dispetto delle decine di rapporti israeliani e internazionali sul femminicidio sistematico del 7 ottobre, UN Women non ha condannato Hamas, mentre il Comitato Cedaw (Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women) ha fatto appelli vaghi alla dimensione di genere del conflitto. Il negazionismo è oggi. 

 

 

 

 

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