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Trentini e Burlò, le prime parole da uomini liberi all'ambasciatore in Venezuela

lunedì 12 gennaio 2026

2' di lettura

Una sigaretta, anzi due. Ecco come hanno festeggiato Alberto Trentini e Mario Burlò, il loro ritorno alla libertà. Nella notte il cooperante italiano detenuto in Venezuela da 423 giorni e il connazionale, imprenditore torinese sono stati rilasciati dalle autorità di Caracas, dieci giorni dopo la caduta del dittatore chavista Nicolas Maduro e al termine di una lunghissima estenuante trattativa diplomatica condotta dalla Farnesina e dal governo italiano.

Secondo quanto riporta Repubblica.it, Trentini ha fatto subito una richiesta all'ambasciatore Giovanni De Vito nella residenza italiana di Caracas. E De Vito ha accontentato lui e Burlò, dando loro due sigarette a testa. Un momento di leggerezza e gioia, dopo giorni interminabili di angoscia e incertezza di qua e di là dall'Oceano Atlantico.

"Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato", hanno assicurato i due connazionali, liberati alle 5 ora italiana. "Nell’ultimo trasferimento non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte". Erano in cella al Rodeo I, il penitenziario dei prigionieri politici del regime. Ma le loro condizioni sarebbero state buone. "Anche il cibo era sufficiente", hanno subito sottolineato.

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"Non ci aspettavamo di uscire, non avevamo saputo niente". Da qui forse l'emozione ancora più forte. Trentini ha telefonato due volte alla mamma Armanda, a Venezia: "Come stai? Ma stai bene? Noi siamo tutti qui, ti aspettiamo…", gli ha detto la donna riassumendo in poche battute l'entusiasmo che va ben oltre quello della famiglia. 

"L'ambasciata, il consolato, il centro a Roma, tutti abbiamo lavorato per mesi per arrivare a questo giorno", è il messaggio lanciato dall'ambasciatore De Vito, consapevole che probabilmente i dettagli dell'operazione non verranno mai svelati, come sempre accade in questi casi. Il ritorno in Italia avverrà tra qualche ora, con un volo di Stato.

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