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Soccorso pro-Pal all'Iran: Greta e Albanese tacciono sui morti

I "convertiti" alla causa degli ayatollah. E c'è anche chi, come Orsini, difendere Teheran. Menzione per Michele Serra, protagonsita di un impronosticabile "mea culpa"
di Lorenzo Mottola mercoledì 14 gennaio 2026

3' di lettura

Ventimila morti e non sentirli. È curioso come tanti canali che per anni hanno intasato i social di contenuti pro-Palestina si siano improvvisamente convertiti alla questione iraniana. Convertiti, purtroppo, non per sostenere la causa della rivolta anti-regime, ma quella degli ayatollah e di chi in piazza mostra di avere il grilletto incredibilmente facile. I video delle contro-manifestazioni a sostegno del governo di Teheran – che secondo questa narrazione le televisioni occidentali non vorrebbero mostrare – hanno preso il posto di quelli degli israeliani. È la maschera di un movimento che cade, un fronte che occhieggia ad Hamas e agli Hezbollah e al quale la questione dei diritti civili interessa solo come clava contro l’Occidente. Parliamo di quegli estremisti per cui anche i morti della Striscia erano numeri, buoni da usare nella campagna mediatica contro il sionismo, a costo di piazzare le batterie di missili nei giardini degli asili.

Da Hannoun all’imam di Torino, il fronte pro-Pal è riuscito a incantare una parte della sinistra, che ora si divide tra chi si stupisce perché in piazza per l’Iran non va nessuno e chi invece nega l’esistenza del problema. Tace sugli scontri Greta Thunberg la quale, nonostante sia stata incalzata sui social, continua a ignorare la questione e a postare bandierine palestinesi a denunciare il presunto stupro delle ragazze della Flotilla. Non si esprime sulla faccenda neanche Francesca Albanese, che però si è almeno presa il disturbo di provare a giustificare la cosa. Come?

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Spiegando che lei è una “special rapporteur” Onu per la questione palestinese, di conseguenza si attiene strettamente al suo mandato. Dettaglio: nei giorni scorsi la “rapporteur” ha twittato sia sul Venezuela che sul deferimento per reati di droga dell’ex ministro dell’Economia greco, il comunista Yanis Varoufakis. Si tratterebbe di un mandato Onu a confini variabili, diciamo.

Nella discesa verso l’abisso, seguendo il fiume fino alla tenebra, troviamo il colonnello Kurz Alessandro Orsini, il quale sull’edizione di ieri del Fatto si è astenuto dal consueto commento in cirillico per convertirsi al farsi, la lingua persiana. Così, sullo stesso quotidiano, Marco Travaglio in prima pagina si sorprende perché a qualcuno è venuto in mente di chiedere alla sua testata di prendere le distanze dai tiranni. All’interno, il professore napoletano spiega perché Teheran è stata sostanzialmente obbligata a fare qualche migliaio di morti. La colpa è tutta di Netanyahu e Trump: «Quando il governo non può cambiare, lo Stato può sopravvivere soltanto usando la forza nei modi più brutali. L’Iran può cambiare il proprio governo per placare i manifestanti? In teoria, sì. In pratica, è molto difficile perché gli Stati Uniti e Israele interverrebbero per assumere il controllo del nuovo esecutivo o per gettare il Paese nella guerra civile». E via delirando. 

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Infine, c’è anche chi fa mea culpa, come Michele Serra su Repubblica: «Molti degli attivisti e dei centri di mobilitazione politica che vedono nella causa palestinese un punto alto e decisivo del conflitto tra neoimperialismo “bianco” e popoli oppressi, per loro limiti ideologici non sono in grado di rilevare quelle forme di oppressione, di repressione e di violenza di Stato che non rientrino in quello schema. È come se gli mancasse un pezzo del radar. È per questa ragione che, almeno in Italia, non vedrete mai una bandiera palestinese a una manifestazione per la libertà delle donne iraniane». Più che radar, si potrebbe parlare di bussola dell’islam radicale, che in realtà funziona benissimo, punta sempre al nemico occidentale. Il problema è che a sinistra qualcuno, pensando di sfruttare la questione-Gaza contro il governo, ha finito avvicinarsi troppo e trovarsi sulla stessa barca. E ora che i compagni di cordata stanno mostrando la loro vera e feroce anima, qualcuno arrossisce.

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