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Groenlandia, la mossa estrema di Trump: "Chi non sta con me..."

di Costanza Cavalli sabato 17 gennaio 2026

3' di lettura

I tedeschi sono atterrati sull’isola artica come i bobby di Londra, disarmati, pure di manganello e fischietto. Le premesse della barzelletta di Guido Crosetto – «Cosa fanno cento, duecento o trecento soldati di qualunque nazionalità in Groenlandia?

Sembra l’inizio di una barzelletta», ha detto il ministro della Difesa – si fanno ancora più spassose: ci sono 15 francesi, due svedesi, due norvegesi, un belga, uno o due sloveni (ieri anche Lubiana ha informato che manderà militari sull’isola) e 13 tedeschi con un binocolo. Tutti riuniti sotto il tetto del progetto “Artic Sentry”, sentinella artica (senz’armi): una missione coordinata dal Comando artico dell’esercito danese alla periferia di Nuuk il cui obiettivo è esplorare le possibilità di organizzare una grande esercitazione congiunta in Groenlandia, ancora non formalmente definita come esercitazione Nato. La ricognizione servirà anche a valutare la fattibilità di una presenza permanente dell’Alleanza attorno all’isola, sulla falsariga delle operazioni in funzione anti-russa “Baltic Sentry” nel Mar Baltico e “Eastern Sentry” lungo il fianco orientale europeo, entrambe attivate nel 2025.

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Tornando alla “sentinella” nei ghiacci, cui partecipano anche soldati di Regno Unito, Estonia, Olanda e Canada, i ministri della Difesa della Nato potrebbero decidere eventuali passi concreti al vertice di febbraio a Bruxelles, coinvolgendo anche gli Stati Uniti. Ed è questa infatti la strategia italiana: «Non è una gara a chi manda i militari in giro per il mondo, il nostro è un atteggiamento razionale. Abbiamo chiesto che fosse la Nato a coordinare. Bisogna unire e non spaccare», ha detto Crosetto e ha ripetuto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo una telefonata con il Segretario di Stato americano Marco Rubio: «Sulla Groenlandia ho ribadito l’importanza di garantire la sicurezza della regione artica nel quadro della Nato». Della necessità di deterrenza e difesa in un quadro euroatlantico, d’altronde, si legge anche nella nuova Strategia nazionale per l’Artico, documento presentato ieri con perfetto tempismo: l’Italia propone come contributo la propria «expertise su cyber-resilienza e protezione delle infrastrutture critiche; ma soprattutto cooperazione su sistemi satellitari per la sorveglianza marittima, per il monitoraggio ambientale e per il controllo delle rotte artiche».

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Andare muro contro muro con Donald Trump non conviene: ieri ha minacciato di imporre dazi ai Paesi che non appoggiano i suoi piani di annessione. Da un cronista gli è stato chiesto: «Ma la Nato?». Il presidente, più ragionevole: «Stiamo trattando con loro, ma abbiamo un bisogno enorme della Groenlandia per la sicurezza nazionale, soprattutto per quanto riguarda ciò che stiamo facendo in termini di Golden Dome». Toccherà al segretario generale Mark Rutte, che lunedì vedrà a Bruxelles il ministro della Difesa danese Troels Lund e la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt, riuscire a rassicurare l’americano senza provocare ferite incurabili ai rapporti transatlantici.

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Trump ha constatato però che Copenaghen non è stata in grado di difendere il suo territorio dal rafforzamento della presenza cinese e russa nell’Artico e nemmeno potrebbe farvi fronte: il bilancio della difesa del Paese, recentemente aumentato, si attesta a meno di dieci miliardi di dollari l’anno, rispetto al bilancio militare statunitense di mille miliardi di dollari richiesto da Trump per il 2026 e le forze armate danesi hanno meno personale del dipartimento di polizia di New York. Come i danesi, gli europei non hanno elevato l’allarme finché l’inquilino della Casa Bianca non ha, nixonianamente, fatto il pazzo. Un rinnovato impegno della Nato (che opera per consenso e che quindi avrebbe bisogno dell’approvazione di tutti i 32 membri per qualsiasi cambiamento nella strategia di sicurezza artica) gli basterà?

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