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Greta Thunberg e Stefano: il fanatismo s'impara da piccoli

Nel 1212 un pastorello di 12 anni diceva che Gesù gli era apparso e gli aveva affidato un messaggio per il re: i bambini dovevano liberare Gerusalemme. Nel 2018 è arrivata l'attivista svedese...
di Giovanni Longoni lunedì 19 gennaio 2026

2' di lettura

Nell’estate del 1212 un pastorello di dodici annidi nome Stefano attraversò la Francia con una lettera. Diceva che Gesù gli era apparso e gli aveva affidato un messaggio per il re: i bambini dovevano liberare Gerusalemme. Gli adulti avevano fallito in quattro crociate ma i bambini erano puri, innocenti. Dio avrebbe aperto loro il mare, sarebbero arrivati in Terra Santa senza combattere e i musulmani si sarebbero convertiti.

Stefano di Cloyes predicava nelle piazze accusando gli adulti: voi avete fallito, voi avete peccato. E gli adulti, pieni di sensi di colpa, si pentivano. E prima decine, poi migliaia di bambini lasciarono tutto per seguire il profeta loro coetaneo. Quando arrivarono a Marsiglia, in trentamila, aspettavano che il mare si aprisse. Non si aprì però due mercanti offrirono sette navi per trasportarli gratuitamente. I bambini salirono a bordo e la flotilla salpò. Due navi naufragarono. Le altre arrivarono in Algeria, dove i mercanti vendettero i bambini come schiavi. Stefa no scomparve nel nulla e la Crociata dei Fanciulli divenne leggenda.

*** Il 20 agosto 2018, una ragazzina svedese di quindici anni si sedette davanti al Parlamento di Stoccolma con un cartello: «Sciopero scolastico per il clima». Era sola; si chiamava Greta Thunberg. Diceva che non aveva senso studiare per un futuro che gli adulti stavano distruggendo. Gli adulti mentono, diceva, promettono e non mantengono. Hanno rubato il nostro futuro. Convertitevi (alle rinnovabili). La fine del mondo è vicina. In poche settimane divenne un fenomeno globale. Milioni di studenti scioperarono il venerdì. Greta parlò alle Nazioni Unite: «Come osate? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia». Gli adulti applaudivano in lacrime. I politici la invitavano e la celebravano. Per non prendere l’aereo Greta attraversò l'Atlantico su uno yacht. Di famiglia benestante, rifiutò premi, denaro, fama. Ma il movimento iniziò a sgonfiarsi. La pandemia del 2020 fermò le manifestazioni. La guerra in Ucraina spostò l’attenzione. I governi tornarono sui loro passi. Greta continuò a protestare, ma la sua voce non incantava più. Si riciclò nella politica e, come Stefano, si imbarcò su una flotilla per una crociata, stavolta allo scopo di aiutare degli arabi.

Greta ha il sostegno della maggioranza degli scienziati mentre Stefano era considerato ingenuo, pericoloso o forse eretico dalla comunità dei dotti dei suoi tempi. E il ragazzino finì male come altri giovanetti di quei secoli, Giovanna d’Arco in testa. Possiamo scommettere, invece, che la Thunberg non ha ancora finito di scassare.

giovanni.longoni@liberoquotidiano.it

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