Nerone all’Eliseo. È il titolo dell’ultimo libro dei giornalisti Nicolas Domenach e Maurice Szafran, non certo due fiancheggiatori del lepenismo, che nel 2017, assieme a fior fiore di intellettuali, opinionisti e scrittori spianarono la strada con peana e articoli ditirambici all’ex ministro dell’Economia di François Hollande e candidato di En Marche! Emmanuel Macron. Domenach e Szafran, come milioni di francesi progressisti, erano entusiasti di questo outsider dotato di «intuito, coraggio, ambizione per il Paese e per i suoi cittadini», come scrivono nel loro libro. Entrambi hanno creduto alla promessa di infondere una «speranza europea in grado di rendere nuovamente grande la Francia». Ma nove anni dopo, il risveglio dalla grande illusione macronista è crudele.
L’attuale inquilino dell’Eliseo viene paragonato all’imperatore piromane rimasto nella posterità come il peggior imperatore di Roma, proprio come Macron è stato il «peggior presidente della Quinta Repubblica», secondo uno dei suoi ex consiglieri ombra Alain Minc, citato nel libro. «Nerone non riusciva a staccarsi dallo spettacolo inebriante delle fiamme che divoravano Roma, così come Macron si è esaltato nel ridurre in cenere le forze politiche, comprese le sue», scrivono i due giornalisti, dinanzi a un presidente che non ha lasciato eredi in vista delle presidenziali del 2027, a cui non potrà presentarsi per sopraggiunti limiti di mandato, e che è stato abbandonato anche dai suoi fedelissimi, tra cui gli ex primi ministri Édouard Philippe e Gabriel Attal.
Solo e indebolito nella sua torre d’avorio dell’Eliseo, Macron batte invece tutti i record di impopolarità: con il 79% di opinioni sfavorevoli, ovvero 2 punti in più rispetto a dicembre, secondo un sondaggio Ipsos Bva pubblicato ieri dalla Tribune du dimanche. «Ciò che colpisce è la fragilità della sua base», osserva Brice Teinturier, direttore generale dell’istituto Ipsos Bva. Il capo dello Stato, nell’ultimo mese, ha perso infatti 10 punti tra i simpatizzanti di Renaissance, MoDem e Horizons, i partiti che lo sostengono all’Assemblea nazionale, dove nel secondo mandato non ha mai avuto una maggioranza.
Anche un grande intellettuale liberale come Nicolas Baverez ha invitato i suoi concittadini, sul Figaro, a voltare rapidamente la pagina macronista, che è stata nefasta per la Francia. «Francesi, dimentichiamo definitivamente Emmanuel Macron, il suo rifiuto della realtà, i suoi continui fallimenti e la sua impotenza», ha scritto sul Figaro Baverez. Macron si è sempre presentato come colui che avrebbe risollevato la Francia, ma è il principale responsabile del declino francese. Impotente in politica interna, con un primo ministro fragilissimo, Sébastien Lecornu, che questa settimana rischia una nuova mozione di sfiducia sul bilancio, Macron cerca di rifarsi l’immagine sui dossier internazionali. Lo ha fatto con l’Ucraina fin dall’inizio, autoproclamandosi frontman della Coalizione dei volenterosi; lo ha fatto con Gaza, annunciando il riconoscimento dello Stato di Palestina; lo fa ora con la Groenlandia, intestandosi la leadership della risposta europea a Trump e inasprendo le tensioni con il presidente Usa con una retorica bellicista. Ma l’unica certezza, nonostante le operazioni di comunicazione sui social orchestrate dai suoi consiglieri per trasmettere l’immagine di un presidente cool, è la perdita di influenza della Francia nelle grandi questioni geostrategiche. La battaglia persa sul Mercosur è soltanto l’ultimo esempio.