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Groenlandia, indiscrezioni sulla missione Nato: "Caccia F-35 e droni"

di Costanza Cavalli martedì 20 gennaio 2026

4' di lettura

Che si tratti di una vendetta per non aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace odi un capriccio geopolitico, il risultato non cambia. Dire di “no” a Donald Trump è come sgridare un bambino che dice le parolacce, a maggior ragione se su un piatto della bilancia ci sono la sicurezza nazionale statunitense, la difesa delle rotte commerciali atlantiche e 1,5 milioni di tonnellate di terre rare, e sull’altro c’è il rapporto transatlantico Usa-Ue, non pervenuto. Nella notte tra domenica e lunedì il presidente americano ha utilizzato il suo social Truth per rispondere alla lettera ricevuta dal Primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, che ha cercato di dissuaderlo dall’applicazione di nuovi dazi ai Paesi europei e dal desiderio di annessione della Groenlandia. «Dato che il tuo Paese ha deciso di non darmi il Nobel per aver fermato otto guerre in più (rispetto a quelle precedenti il suo insediamento, ndr), non mi sento più in obbligo di pensare esclusivamente alla Pace», si legge nel post del tycoon, «ma posso ora pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America». Poi arriva la prima bordata all’Alleanza atlantica: «Ho fatto più io per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione e ora la Nato dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti».

La seconda arriva più tardi, in un altro post: «La Nato ripete alla Danimarca da 20 anni che bisogna allontanare la minaccia russa dalla Groenlandia. Purtroppo, la Danimarca non è stata in grado di fare nulla al riguardo». Addà passà'a nuttata. Ma, superata l’alba, Trump tira dritto: a sfruculiarlo, con un’intervista telefonica, è l’emittente Nbc News. Davvero imporrà i dazi agli europei che hanno inviato militari sull’isola, presidente? «Lo farò al 100%». Userà la forza per annettere la Groenlandia?

«No comment». Ma i rapporti con l’Unione europea? «L’Europa dovrebbe concentrarsi sulla guerra con Russia e Ucraina perché, francamente, si vede cosa hanno ottenuto». S’ha da aspetta. Nel frattempo, i leader europei vanno in ordine sparso. C’è chi imbraccia il bazooka e valuta una guerra commerciale (Emmanuel Macron), chi invita alla calma (Keir Starmer), chi si dice «pronto a reagire ai dazi ma anche a cercare un’interazione costruttiva» (il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis), chi spinge per un dialogo all’interno della Nato (Germania e Italia). Copenaghen procede come (non) sa. In serata fa atterrare altri militari sull’isola: insieme con i soldati ci sarà il capo dell’esercito reale danese, il maggiore generale Peter Boysen. Nel frattempo, insieme con Nuuk, chiede al Segretario generale dell’Alleanza atlantica Mark Rutte l’invio di una missione di ricognizione sotto l’ombrello Nato. “Teflon” Mark rimane fedele al soprannome che gli è stato affibbiato: con il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen e il ministro degli Esteri della Groenlandia Vivian Motzfeldt «hanno discusso dell’importanza dell’Artico per la sicurezza collettiva dell’Alleanza», si legge in una nota, «La Nato ha aumentato la propria capacità di deterrenza e difesa nell’Alto Nord e mantiene già una presenza persistente per sostenere la pace e la stabilità e salvaguardare gli interessi condivisi dell’Alleanza nella regione.

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Gli Alleati stanno incrementando gli investimenti in capacità chiave, con la Danimarca che fornisce un esempio importante, anche attraverso l’acquisto di maggiori capacità di rifornimento in volo, droni a lungo raggio, aerei da pattugliamento marittimo e caccia F-35. Gli Alleati», è la conclusione, «continueranno a collaborare per affrontare qualsiasi sfida alla nostra sicurezza in ogni parte dell’Alleanza». Situazione drammatica, ma non seria: in serata, per quanto venga sottolineata la natura «di routine» dell’operazione, aerei del Comando di difesa aerospaziale Nordamericano decollano diretti alla base spaziale di Pituffik, in Groenlandia. Il Norad, l’organizzazione bi-nazionale degli Stati Uniti e del Canada che controlla aerospazio e marina nel Nord America, hanno informato che si tratta di «un’attività coordinata con il Regno di Danimarca» e che «le forze operano con le necessarie autorizzazioni diplomatiche».

Da una parte ci sono certamente Russia e Cina, unite a doppio filo dagli investimenti che Pechino ha quadruplicato a favore di Mosca dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina e dai porti artici che Mosca ha aperto a Pechino perché tracciasse la sua «via della seta polare». Per Putin parla il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «Alcuni esperti internazionali credono che con l’annessione della Groenlandia, Trump passerà alla storia», è l’ermetica considerazione, «è difficile non essere d’accordo con quegli esperti». Per Xi interviene il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun: «Gli Stati Uniti smettano di usare la “minaccia cinese” come pretesto per perseguire interessi personali. Il diritto internazionale è il fondamento dell’attuale ordine internazionale e deve essere salvaguardato». Il rischio è che qualche europeo ci creda.

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