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Crans-Montana, tutti i video cancellati: lo "sbaglio" dei pm scatena nuovi sospetti

di Pietro Senaldi mercoledì 28 gennaio 2026

4' di lettura

E se la parola tecnica fosse “ottusità”? Sarebbe almeno una spiegazione a quel che sta succedendo in Svizzera e che dall’Italia proprio non si riesce a capire, al punto che cominciano ad avanzarsi sospetti sulla reale volontà della Confederazione di rendere giustizia alle vittime del rogo di Crans Montana. Ottusità nel senso di un rispetto delle regole e delle procedure talmente acritico e poco flessibile rispetto alle contingenze da rendere le stesse un ostacolo alla soluzione dei problemi, anziché un modo per giungere a conclusioni certe. Ogni giorno spunta una conferma di questa teoria. Crans ha 250 telecamere che monitorano tutto quanto avviene nelle sue strade. Questa video-sorveglianza ossessiva ne fa uno dei Comuni elvetici con la più alta percentuale di delitti risolti. Ebbene, nessuna di esse darà il proprio contributo per fare luce sui misteri della notte di Capodanno.

La polizia municipale ha infatti comunicato alla procura di Sion che tutte le immagini registrate nelle ore precedenti e nei giorni successivi alla tragedia sono state cancellate automaticamente dal sistema. I magistrati le hanno richieste il 15 gennaio, ma esse non sono reperibili perché i nastri si ripuliscono automaticamente dopo sette giorni, salve particolari richieste. Un altro di quei ritardi e di quelle sviste con cui gli uffici della procuratrice vallese Beatrice Pilloud si stanno attirando la disapprovazione di chiunque segua la vicenda. Quindici giorni per chiedere di salvare i video della strage, malgrado i legali dei genitori delle vittime avessero invitato la Procura a mettere in sicurezza le registrazioni subito dopo il rogo: incredibile. E la polizia locale che non ritiene di prendere l’iniziativa di conservare le bobine, come se nulla fosse accaduto, come se i primi giorni di questo gennaio nella cittadina svizzera fossero un periodo ordinario: allucinante.

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A rivelare questa ennesima leggerezza delle autorità elvetiche è il quotidiano di Zurigo Nzz. Una leggerezza ancora più inspiegabile, se si pensa che il regolamento della polizia municipale stabilisce che i video vadano salvati quando vi siano indagini in corso e prevede comunque, in caso di reati da appurare, un periodo di conservazione di almeno cento giorni. Le uniche immagini utili all’inchiesta sono dunque quelle raccolte dalla polizia cantonale, su richiesta della Procura di Sion, che però vanno solamente dalla mezzanotte alle sei del mattino del primo gennaio. È presumibile quindi che le cose siano andate così: Pilloud, o chi per lei, ha chiesto i video della notte maledetta agli agenti del Vallese. Dopo aver valutato che essi non erano sufficienti a fare chiarezza, la Procura scritto alla polizia municipale per acquisire le immagini delle giornate seguenti ma questa inopinatamente aveva già lasciato che si cancellassero, forse pensando, poiché la domanda dei magistrati tardava, che il materiale non fosse necessario.

È evidente invece che il danno alle indagini è irrimediabile. Le registrazioni infatti avrebbero potuto rispondere a domande fondamentali, come il numero dei minorenni effettivamente arrivati a Le Constellation dopo le 22, quando sarebbero potuti entrare solo in compagnia di un maggiorenne, oppure cosa sia davvero accaduto nei pressi dell’uscita di sicurezza del seminterrato, chiusa con il lucchetto e di quella al piano terra, sbarrata da un mobiletto. Soprattutto, avrebbero documentato le mosse dei Moretti e del loro clan nei giorni successivi al rogo, elemento fondamentale per capire se vi sia stato un tentativo di inquinamento delle prove. Nulla si saprà invece, grazie a Pilloud e compari.

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Se in questo caso si può parlare di scarsa avvedutezza, o appunto di ottusità, è invece molto più sospetto il fatto che Jacques Moretti avrebbe rivelato ai pm che il sistema di videosorveglianza de Le Constellation sarebbe andato in tilt alle ore 1.23 della notte di Capodanno, poco prima dell’incendio, la qual cosa rende impossibile accedere alle immagini di quel che è accaduto in quelle ore drammatiche. La cronologia degli eventi di quella notte redatta dalla polizia locale sulla base della video-sorellanza del bar parte dalle ore 1.26, dopo il presunto guasto. Che, negli otto giorni in cui è stato libero di muoversi indisturbato, l’uomo abbia provveduto a cancellare immagini compromettenti? Non è da escludersi, visto che solo lui e la moglie, Jessica, avevano accesso al sistema, attraverso una app montata sui loro cellulari.

Professionisti, vedremo poi di cosa, la coppia dei Moretti, alle prese con dei dilettanti, ovvero gli inquirenti: questa è l’immagine che riflette ogni giorno di più l’inchiesta di Crans, che nei giorni scorsi si è arricchita di un altro video inquietante, trasmesso dalla televisione svizzera. Jacques che, pochi giorni prima della tragedia, ordina a un collaboratore di tamponare con delle stecche da biliardo appoggiate su degli sgabelli la schiuma fonoassorbente che poi avrebbe preso fuoco e che si stava staccando dal soffitto. «Ho usato una schiuma che non conosco, prova a togliere un supporto e vedere se cade», chiedeva Moretti al suo dipendente intento a rincollare i pannelli acustici. Una registrazione che dimostra la noncuranza dell’uomo per le regole di sicurezza e il deterioramento avanzato dei materiali. «Ho testato la schiuma dandole fuoco e ho visto che bruciava - ha confessato come nulla fosse Jacques ai pm, - ma la sola cosa che mi ha dato fastidio è stata il fumo che mi ha stordito; per il resto tutto bene». Se pare poco...

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