"Espulsione degli stranieri condannati ad almeno un anno di carcere": lo ha deciso e comunicato il governo della Danimarca, inasprendo così la sua politica sull'immigrazione. "I criminali stranieri condannati ad almeno un anno di carcere per reati gravi, come aggressione aggravata e stupro, dovrebbero, in linea di principio, essere espulsi", hanno spiegato dal ministero dell'Immigrazione. Secondo le normative vigenti, le espulsioni non sono automatiche, in conformità con le convenzioni internazionali che tutelano il diritto alla vita privata e familiare e contro i trattamenti disumani.
Intanto, anche altri Paesi dell'Unione europea starebbero valutando nuove strette sui migranti nel corso del 2026 all'interno di una più ampia riorganizzazione targata Commissione Ue, anche con il supporto dell'Intelligenza artificiale. In particolare, sarebbero Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia a voler prendere in considerazione la creazione di centri di rimpatrio al di fuori dell'Unione europea, i cosiddetti "return hubs", per trasferire i richiedenti asilo irregolari verso Paesi terzi. Lo riporta il portale tedesco Tagesschau, citando il ministero dell'Interno di Berlino. Secondo quanto trapelato finora, dai centri verrebbero poi organizzati i rientri nei Paesi d'origine o negli Stati confinanti dei migranti cui è stata respinta la domanda di asilo nell'Ue.
Si profila, quindi, una priorità precisa che nasce da un trend ben visibile: secondo i dati dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, Frontex, nel 2025 gli ingressi irregolari nell'Unione sono diminuiti del 26%, il livello più basso registrato dal 2021, con cali significativi lungo le rotte dei Balcani e dell'Africa occidentale, al contrario del Mediterraneo centrale che resta la rotta più attiva verso l'Ue.