Manifestazioni, disordini e aggressioni mirate contro le forze dell'ordine sono solo una parte delle iniziative anti-Ice che stanno attraversando gli Stati Uniti. Ieri è stato indetto uno sciopero generale sotto lo slogan: "Niente lavoro. Niente scuola. Niente shopping. Basta finanziamenti all'Ice". Oggi sarà la volta della giornata nazionale “Ice Out of Everywhere” (l'Ice via da tutto), ovvero proteste e veglie in tutti i 50 stati ea Washington DC E poi ci sono le campagne per incrinare l'infrastruttura a supporto dell'applicazione delle leggi sull'immigrazione: la più importante è la “No Housing for Ice”, che intima agli hotel di interrompere la disponibilità di alloggi agli agenti federali durante le loro operazioni.
Le persone si tempestano di telefonate gli alberghi, lasciano recensioni negative online, organizzano sit-in di fronte alle agenzie immobiliari, fanno false prenotazioni per poi cancellarle e danneggiare le strutture ricettive. Un'altra iniziativa, la “#DontServeIce” (non servire l'Ice), prende di mira attività commerciali, ristoranti, stazioni di servizio per convincerle a rifiutare il servizio agli agenti nelle loro comunità. Di più: invitare camere di commercio e associazioni imprenditoriali ad adottare impegni di non cooperazione e incoraggiare i consumatori a boicottare le aziende che hanno legami con le attività dei federali. Tutte iniziative così ben congegnate da perdere l'aura di innocente spontaneità e far pensare (male). «È innegabile che le proteste a Minneapolis siano sostenute da organizzazioni o gruppi di persone che collaborano per far sì che i cittadini si mobilitino e si impegnino in ripetuti atti di condotta criminale», ha spiegato Andrew Cherkasky, ex procuratore generale e procuratore federale militare, a Fox News.
La valutazione è simile a quella di un ex ufficiale della Cia, Rick de la Torre: «Tutte le prove che ho visto mi indicano che le insurrezioni sono finanziate da soggetti stranieri che vogliono vedere la violenza e gli americani che combattono tra loro». A destare qualche sospetto in più, infine, è l'intervista che il governatore del Minnesota Tim Waltz ha rilasciato alla rivista The Atlantic in cui ha descritto l'arrivo dei federali nel suo stato come una «forza occupante» e ha evocato Fort Sumter, luogo-simbolo che segnò l'inizio della Guerra Civile. Quella fu una carneficina che tra il 1861 e il 1865 si concluse con un bilancio di 620mila morti, una prova generale della Prima guerra mondiale. E vien da chiedersi se l'abbia detto per ignoranza o con malizia. Per interesse, secondo Fox News, ha certamente agito l'ex magnate della tecnologia americana Neville Roy Singham, sostenitore del Partito comunista cinese e presunto finanziatore di una moltitudine di organizzazioni note per alimentare l'estremismo di sinistra negli Stati Uniti e in tutto il mondo.
Anche a Minneapolis le organizzazioni come il Partito per il socialismo e la liberazione, People's Forum e Code Pink hanno incentivato la mobilitazione dei manifestanti e li hanno spinti a organizzarsi e scendere in piazza. I tre no profit, secondo le indagini del Congresso, sono ampiamente sovvenzionati da Singham. Settantuno anni, dal 1974 sotto la lente dell'Fbi per “attività contrarie agli interessi degli Stati Uniti”, nel 2017 ha venduto la sua società di consulenza informatica per 785 milioni di dollari e si è trasferito a Shanghai, dove si è assicurata la protezione da citazioni in giudizio da parte delle autorità statunitensi. Nel 2023 il New York Times ha raccontato dei suoi presunti legami con il Pcc e ha seguito senza successo gli oltre 250 milioni di dollari che l'informatico aveva convogliato in società fittizie (gli indirizzi degli uffici si rivelarono cassette postali) negli Usa.
L'anno scorso Singham e le organizzazioni da lui finanziate sono finite sotto sondaggio da parte di diverse commissioni del Congresso, alla Camera e al Senato. L'accusa è sempre la stessa: fornire sostegno economico a un'entità di estrema sinistra che promuovono la propaganda del Pcc spacciandola per progressismo e che, in quanto no profit, non sono tenute a presentare un rendiconto delle donazioni. Sarà un caso che i maggiori disordini siano avvenuti a Minneapolis: le relazioni del Minnesota con la Cina risalgono alla metà del XIX secolo e Walz, che da neolaureato andò a insegnare inglese nella Cina meridionale nell'estate del 1989, subito dopo le proteste di piazza Tienanmen, ha sfruttato i suoi legami con Pechino per finanziare la sua campagna elettorale nel 2019. Negli anni sono arrivati nello Stato 2,7 miliardi di investimenti cinesi.