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Iran, verso l'attacco Usa: la paura di Khamenei in questa foto

di Daniel Mosseri domenica 1 febbraio 2026

4' di lettura

Il regime minimizza e parla di “fughe di gas”, ed è vero che due esplosioni in un paese di 90 milioni di persone due volte e mezzo più grande del Texas non dovrebbero fare notizia. Ma l’Iran non è il Texas, e non solo perché ha dieci volte più riserve di petrolio dello stato meridionale degli Usa (200 miliardi di barili il primo, “solo” 20 miliardi il secondo), ma soprattutto perché l’ultima volta che nell’ex Persia si sono verificate una serie di esplosioni – a maggio del 2025 – di lì a poco è scoppiata una guerra – quella dei Dodici giorni il giugno dello stesso anno. Senza dimenticare che nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno spostato numerose unità navali da guerra nei mari al sud del grande Paese mediorientale. Sabato almeno una persona è rimasta uccisa e 14 ferite in un’esplosione nel porto iraniano meridionale di Bandar Abbas. 

L’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim ha affermato che i rapporti sui social media che affermano che un comandante della marina della Guardia Rivoluzionaria era stato preso di mira nell'esplosione sono «completamente falsi». L’agenzia Irna, organo ufficiale del regime, ha anche smentito che si sia verificato un attacco con droni al quartier generale della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione nella provincia di Hormozgan (di cui Bandar Abbas è la capitale). Secondo i media iraniani, che non hanno fornito altri dettagli, le cause della detonazione sono oggetto di indagine. 

Sempre sabato cinque persone sono rimaste uccise a seguito di un’esplosione provocata da una fuga di gas nella città di Ahvaz vicino al confine iracheno, scrive il Tehran Times. Fonti di Gerusalemme smentivano nelle stesse ore il coinvolgimento di Israele nelle esplosioni di sabato nella Repubblica islamica. Niente a che vedere in apparenza con le detonazioni in serie dello scorso maggio: fra le più gravi si ricordano quelle avvenuto nel porto di Shahid Rajaee (nel sud del Paese), quella a un impianto petrolchimico a Qom (nel centro dell’Iran) assieme all’incendio di un magazzino di munizioni appartenente delle Guardie Rivoluzionarie a Kazerun (centro-sud). Business as usual, dunque, e segnali di normalità a dispetto della carneficina di civili scesi in piazza per la libertà e massacrati – le vittime si contano in decine di migliaia – nel giro di pochi giorni all’inizio di gennaio.

Il presidente americano Donald Trump ieri ha rilanciato sul suo social Truth Social un video che mostrerebbe la fuga disordinata dei Guardiani della Rivoluzione: «In diretta da Teheran. I pasdaran sono in panic mode, se la stanno facendo sotto», si legge nel post ricondiviso da Trump sulle scene di caos nella capitale iraniana, attribuite alla presunta fuga in motocicletta dei pasdaran. Intanto la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha reso omaggio al defunto fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini, presso il suo mausoleo a Teheran, in occasione del 47° anniversario della Rivoluzione islamica, riportano le agenzie di Stato. 

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Durante la visita, il leader della Rivoluzione islamica ha onorato la memoria del fondatore della Repubblica islamica recitando versetti del Sacro Corano e preghiere presso il mausoleo. E poiché le preghiere potrebbero non bastare a difendere il Paese, ieri le agenzie Fars e Tasnim hanno rivelato che, con la partecipazione di Cina e Russia, alla fine di febbraio si terranno altre grandi manovre. Questa esercitazione, che dal 2019 si è già tenuta sette volte, si svolgerà nella regione settentrionale dell’Oceano Indiano con la partecipazione della Marina iraniana, di quella delle Guardie Rivoluzionarie (i pasdaran) e delle due grandi potenze. Senza aspettare la fine del mese, già oggi e lunedì la Marina dei pasdaran ha in programma di effettuare una manovra con munizioni vere nello Stretto di Hormuz. E sempre in tema di annunci stampa e di pasdaran, il quotidiano Kayhan, diretto da un rappresentante di Khamenei, ha chiesto l’espulsione degli ambasciatori dell’Unione europea dall’Iran in risposta alla decisione dell’Ue di designare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche come organizzazione terroristica. Il giornale ha descritto la decisione dell’Ue come «ostile e illegale».

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L’annunciata frenesia militare contraddice il segnale di calma piatta inviato dalla Guida suprema. A conferma di come la presenza navale americana stia preoccupando il regime, ieri è circolata la notizia che a Teheran le autorità stanno allestendo rifugi per 2,5 milioni di persone. Lo ha affermato il capo dell’Organizzazione per la Gestione delle Crisi di Teheran, Ali Nasiri. «Una volta completate le fasi necessarie e ottenuti i permessi» dalle autorità competenti di Teheran, «saranno organizzati rifugi» con una capacità totale «di circa 2,5 milioni di persone», ha dichiarato Nasiri, citato dall’agenzia Snn. I preparativi a tal fine sono in corso in oltre 300 locali sotterranei, come parcheggi, e in 82 stazioni della metropolitana, ha aggiunto il funzionario.

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