Quando scoperchi un vaso chiuso da tempo non sai mai cosa puoi trovarci. E da quello in cui sta sprofondando, forse definitivamente, l’ex principe Andrea è lecito attendersi che salti fuori parecchio, considerati gli anni in cui quel coperchio è stato tenuto chiuso nonostante sull’ex duca di York circolassero le peggior voci. Mentre, a tre giorni dal suo arresto, proseguono le indagini e le perquisizioni del Royal Lodge di Windsor, dove Andrea ha vissuto per vent'anni, anche alla ricerca di prove che ne dimostrino il coinvolgimento nei traffici sessuali del finanziere Jeffrey Epstein, dal vaso è intanto saltato fuori qualcosa che nessuno si attendeva: affari immobiliari in Corea del Nord.
Da alcuni degli Epstein files resi pubblici dal Dipartimento della Giustizia americano risulta infatti che nel 2018 l’allora fidatissimo braccio destro di Andrea, David Stern, si rivolse a Epstein perché, grazie ai suoi apparentemente infiniti contatti ai più alti livelli della politica e della diplomazia mondiale, facesse da intermediario con il regime di Pyongyang per aiutarlo a investire nel mercato immobiliare nord coreano.
Di più, in due mail risalenti al giugno 2018 e pubblicate ieri dai media britannici, Stern chiese a Epstein di poter andare di persona in Corea del Nord e di voler incontrare «il numero 1» (cioè Kim Jong-un), suggerendo al faccendiere di procedere attraverso canali statunitensi. Nella seconda mail, due giorni più tardi, il braccio destro di Andrea sollecitò Epstein nel fare pressioni su Steve Bannon, già consigliere di Trump, perché lo agevolasse col suo ingresso in Corea del Nord, ribadendo di voler acquistare «immobili di pregio» e di avere il denaro per farlo.
La cosa non andò oltre, viste anche le riserve che lo stesso Epstein espresse a Stern circa l’esistenza di sanzioni contro il regime di Pyongyang. Ma il fatto che il braccio destro dell’allora inviato speciale per il commercio e gli investimenti del Regno Unito (la carica ricoperta da Andrea) intendesse fare affari con un regime totalitario nemico dell’Occidente non può certo giovare alla causa dell’ex duca di York, arrestato giovedì con l’accusa di abuso d’ufficio nello svolgimento del suo incarico, per aver inoltrato all’amico Jeffrey (e, tramite lui, chissà a chi?) numerosi dispacci ufficiali e riservati dei suoi viaggi in diversi Paesi del mondo in qualità di inviato speciale del Regno. Di certo, nelle ultime ore, si è scatenata la gara a scaricare il 66enne Mountbatten Windsor.
Un sondaggio di YouGov, pubblicato venerdì, ha mostrato come l’82% dei sudditi di sua Maestà voglia la sua espulsione dalla linea di successione al trono, in cui Andrea è ancora presente nonostante nello scorso ottobre il fratello Re Carlo lo abbia privato di tutti i titoli reali. E ieri, il premier Keir Starmer ha lasciato intendere che farà sua questa battaglia (dall’esito eventualmente simbolico, considerato che Andrea è ottavo nella linea di successione), non appena gli inquirenti abbiano concluso le sue indagini. Il piano è quello di mettere a punto un provvedimento ad hoc che possa essere approvato dal Parlamento (e poi dai Paesi del Commonwealth) per escludere Andrea dalla possibilità anche solo teorica di mettersi in testa la corona.
Per il leader laburista, l’arresto dell’ex principe è arrivato come una manna dal cielo, a distrarre l’opinione pubblica dallo scandalo che, sempre in relazione ai rapporti con Epstein, aveva coinvolto nei mesi scorsi un suo fedelissimo come Lord Mandelson. L’eventuale provvedimento per escludere Andrea dalla successione avrebbe il nulla osta della casa Reale britannica, che ha visto nelle ultime ore il suo sostegno da parte degli inglesi crollare sotto il 50%.
Gli echi dell’arresto di Andrea sono arrivati fino in Canada dove il sindaco di Selwyn Township, in Ontario, ha incaricato chiesto di avviare il processo di ridenominazione della piccola Isola del Principe Andrea, situata sul fiume Otonabee che scorre non lontano dalla Lakefield College School, istituto che l’allora principe frequentò per due trimestri nel 1977 nell’ambito di un programma di scambio. Anche un'altra isola fluviale vicina alla prima, l’isola di Gordonstoun, che prende il nome dal collegio scozzese frequentato da Andrew e da numerosi membri della famiglia reale, è destinata a cambiare nome.
In mezzo a tutto questo clamore (al quale, seppur con toni pacati, hanno partecipato anche il principe William e la principessa Kate avallando la posizione adottata da Re Carlo in merito alla «giustizia che deve fare il suo corso») non è possibile ignorare il silenzio del duca e della duchessa di Sussex, al secolo Harry e Meghan, che non si sono uniti al coro di condanna della Casa Reale nei confronti di Andrea. L’ex duca di York, in più occasioni, era stato accomunato al nipote Harry perla condotta poco reale, al punto che i due erano stati ribattezzati dai tabloid come “I duchi di Hazzard”.