Il Cremlino insiste: Gran Bretagna e Francia hanno tentato di trasferire armi nucleari a Kiev in «palese violazione del diritto internazionale» e questo non potrà non influire sui negoziati in corso. Parlando con l’Fsb, i servizi segreti cugini del Servizio informazioni estero (Svr) che ha riportato tale informazione, il presidente Vladimir Putin ha sottolineato che gli avversari di Mosca probabilmente hanno capito come potrebbe finire qualsiasi attacco alla Russia o alle forze russe che utilizzi “un elemento nucleare”. Mentre poco prima era stato il falco Medvedev a intervenire sul tema, sottolineando che in questo caso non si parla di violazione di trattati sulla non proliferazione, ma di un trasferimento di armi nucleari a un Paese in guerra.
In tal caso, ha minacciato, «la Russia dovrà usare qualsiasi arma nucleare, anche non strategica, contro obiettivi in Ucraina che rappresentano una minaccia per il nostro Paese, e, se necessario, anche contro i Paesi fornitori, che diventeranno complici di un conflitto nucleare con la Russia». Con tali funeste premesse si è “commemorato” ieri il quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina con Francia e Gran Bretagna che negano tutto e sostengono al contrario che Mosca si è inventato un allarme fittizio per offuscare il fallimento di una guerra che non sta affatto vincendo. Dal canto suo il consigliere per la politica estera del Cremlino Yuri Ushakov ha assicurato che il Cremlino fornirà tutte le prove agli Stati Uniti e in ogni caso, ha sottolineato il portavoce Dmitry Peskov, «l’operazione militare speciale continua» in quanto gli obiettivi «non sono stati pienamente raggiunti».
Le possibilità dunque che si arrivi a un accordo di pace entro termini brevi sono ridotte al lumicino. Secondo Bloomberg, Trump vorrebbe concludere un accordo per la risoluzione del conflitto entro il 4 luglio ma né Zelensky né tantomeno Putin sembrano intenzionati a fare passi indietro e continuano invece ad accusarsi a vicenda. Il presidente russo ha ribadito ieri che l'Ucraina, con l'aiuto delle agenzie di intelligence occidentali, sta cercando di sabotare il processo di pace tra i due Paesi, anche minacciando i gasdotti russi, ed è fondamentale che Mosca rafforzi la difesa delle infrastrutture energetiche e di altri obiettivi strategici. Anche l’Ucraina lamenta i continui attacchi russi alle strutture energetiche, come quello avvenuto ieri alle infrastrutture di produzione di gas del gruppo Naftogaz che ha dovuto sospenderne l’erogazione, o quelli continui all’oleodotto Druzhba la cui “non riparazione” da parte di Kiev ha provocato l’annuncio di Orban circa il voto contrario dell’Ungheria al prestito da 90 miliardi della Ue all’Ucraina.
In proposito ieri Zelensky ha detto che Orban dovrebbe parlarne con Putin in quanto «l’oleodotto Druzbha è stato distrutto dalla Russia, e lo ha fatto molte volte. E tutte le volte che lo ripariamo la Russia attacca di nuovo». Secondo la Slovacchia, che insieme all’Ungheria è destinataria finale dell’oleodotto, la ripresa delle forniture è comunque questione di ore. Mosca per la verità è alle prese anche con una serie di misteriosi attentati ai quali non riesce a porre rimedio. Lo dimostra anche quello di ieri davanti alla stazione ferroviaria Savlovskij della capitale, dove un’esplosione ha ucciso un agente e ferito altri due. Secondo la portavoce del Comitato investigativo, Svetlana Petrenko, si è trattato di «un attentato suicida» ad opera di un uomo la cui identità è tuttora sconosciuta.