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Giappone, paga anni di affitto per catturare il killer di sua moglie. E ci riesce...

giovedì 26 febbraio 2026

2' di lettura

Dal Giappone, una storia incredibile. Di incredibile determinazione. Una storia quasi da film: quella di un uomo che paga per anni l'affitto della casa in cui fu uccisa sua moglie. Il tutto per non compromettere la scena del crimine, in attesa di nuove tecnologie che gli avrebbero permesso di scoprire il volto dell'assassino. Un assassino che è poi stato catturato.

La vicenda, raccontata da Repubblica, riporta al 13 novembre 1999. Takaba Namiko, 32 anni, viene trovata senza vita nel suo appartamento nel quartiere Nishi di Nagoya. Accanto al corpo, illeso, il figlio di appena due anni. Un delitto che per oltre vent’anni resta senza colpevole, trasformandosi in uno dei cold-case più dolorosi e seguiti della cronaca giapponese.

A impedire che il tempo cancellasse ogni traccia è il marito, Takaba Satoru. Subito dopo l’omicidio prende una decisione destinata a segnare la sua vita: continuare a pagare l’affitto di quell’appartamento. Vuole che nulla venga alterato, convinto che il progresso scientifico, prima o poi, avrebbe consentito nuove analisi sui reperti. Una scelta onerosa: secondo i media giapponesi avrebbe speso circa 22 milioni di yen pur di conservare intatta la scena del crimine.

Per anni distribuisce volantini davanti alle stazioni ferroviarie, partecipa a trasmissioni televisive, parla con i giornalisti. Al suo fianco il figlio, cresciuto con l’assenza della madre e con l’ostinazione del padre a chiedere giustizia. Fino al 2010, in Giappone, l’omicidio era soggetto a prescrizione dopo 25 anni; poi la riforma che ha abolito la prescrizione per i reati punibili con la pena di morte riaccende le speranze.

La svolta arriva nell’ottobre 2023: la polizia della prefettura di Aichi arresta una donna grazie a nuove analisi del Dna e alla rivalutazione dei reperti custoditi per anni. Si tratta di una ex compagna di scuola di Satoru che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata segretamente innamorata di lui e invidiosa della sua felicità familiare.

In un’intervista televisiva, accanto all’altarino di famiglia con le foto della moglie, Takaba spiega: "Non l’ho fatto per pura ossessione - affermava - ma perché un giorno mio figlio non mi domandasse perché non avessi fatto il possibile per far catturare l’assassino di sua madre. Era importante, qualunque fosse stato il risultato, che lui sapesse che suo padre ce l’aveva messa tutta, che si era impegnato al massimo per farle giustizia". Poi, mostrando le immagini del figlio appena sposato con la figlia di una cara amica della moglie, aggiunge con commozione: "Chissà come sarebbe stata contenta!".

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