Rispetto al giugno dello scorso anno, quando Teheran reagì agli attacchi ai propri impianti nucleari lanciando contro Israele più di un centinaio di missili, la ritorsione iraniana questa volta prende di mira anche i vicini che ospitano basi militari statunitensi. Tra sabato e domenica, i missili iraniani hanno colpito Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Arabia Saudita. L’intensità maggiore per numero di missili, danni e impatto mediatico, ha riguardato le aree urbane degli Emirati Arabi Uniti, dove ci sono stati episodi di panico tra turisti e residenti. Il bilancio complessivo parla di 3 morti (un pachistano, un nepalese e un bengalese) e una sessantina di feriti. A Dubai i rottami di un drone, che era stato intercettato, hanno causato un piccolo incendio sulla facciata dell’hotel Burj Al Arab, uno dei simboli del lusso emiratino.
Più gravi le conseguenze del fuoco che i detriti di un drone o un missile hanno innescato in un altro edificio turistico situato sull’isola artificiale Palm Jumeirah, l’hotel Fairmont The Palm, dove ci sono stati quattro feriti. Anche l’aeroporto internazionale di Dubai è stato attaccato da droni iraniani.
L’agenzia aeroportuale ha affermato che «l’incidente» all’aeroporto Zayed «ha provocato la morte di un cittadino asiatico e sette feriti». Sempre a Dubai, ieri mattina, un attacco missilistico iraniano ha provocato un incendio nella zona del porto, mentre a Abu Dhabi una persona è rimasta uccisa dai frammenti di un missile. Anche in Kuwait è morta una persona e 32 sono rimaste ferite per i raid iraniani di sabato. «Tutti di nazionalità straniera», hanno precisato le autorità. Nel mirino del regime iraniano sono finiti anche la Quinta Flotta Usa a Manama, in Bahrein, e la base militare qatariota di Al-Udeid che ospita il quartier generale avanzato del Comando Centrale degli Stati Unit, dove i missili balistici sono stati tutti intercettati. La ritorsione di Teheran ha provocato una reazione di sdegno e protesta in tutti i Paesi del Golfo colpiti. «La vostra guerra non è contro i vostri vicini», ha dichiarato un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti, affermando che gli attacchi iraniani nel Golfo stanno isolando l’Iran.
In Bahrein il governo ha parlato di «attacco a tradimento» e una «palese violazione della sovranità e della sicurezza del regno», mentre il ministero degli Esteri del Qatar ha dichiarato che l’attacco da parte di un vicino «non può essere accettato sotto alcuna giustificazione o pretesto». Ieri, secondo quanto riferito da una fonte della regione del Golfo all’Afp, l’Arabia Saudita ha intercettato missili iraniani diretti sull’aeroporto internazionale di Riad e sulla base aerea Prince Sultan. Nel pomeriggio Riad ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore iraniano «in reazione agli attacchi sfrontati dell’Iran che hanno preso di mira il Regno e un certo numero di Paesi fratelli».
Ieri sera i Paesi del Golfo si sono riuniti in videoconferenza per discutere di una «risposta unificata» a Teheran. «Sarà una riunione online dei ministri degli Affari esteri del Consiglio di Cooperazione del Golfo a causa della chiusura degli aeroporti», ha dichiarato all’Afp informa anonima un diplomatico del Golfo. Secondo quanto rivelato dal Washington Post, Bin Salman avrebbe spinto Trump in privato ad attaccare l’Iran, pur dichiarando pubblicamente di preferire una soluzione diplomatica. In serata Trump, interpellato dal Daily Mail sulla possibilità che l'Arabia Saudita risponda militarmente all’Iran dopo essere stata attaccata, ha risposto: «Stanno combattendo anche loro».