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Iran, "cambio di regime a Teheran": gira un manuale

di Antonio Castro lunedì 2 marzo 2026

2' di lettura

Che sarà dell’Iran? A prescindere dai risultati dall’intervento militare deciso da Stati Uniti e Israele ieri in mattinata, da tempo la numerosa comunità iraniana all’estero coltiva il sogno di una rinascita dopo l’opprimente era gestita dai chierici (dal 1979 ad oggi). Oltre 4 milioni di iraniani- in sofferte migrazioni progressive - hanno scelto, o sono stati costretti, ad abbandonare il Paese. La più numerosa comunità vive negli Stati Uniti (oltre un milione e mezzo), poi c’è quella in Canada e in Germania.

Il programma del Centro studi dell’erede al trono, Mohammad Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo, diffonde un sintetico opuscolo in 10 punti per la ricostruzione e il rilancio economico, sociale di libertà per una popolazione di 90 milioni di persone (per circa il 60-70% della popolazione che ha meno di 30 anni), in effetti è già pronto. Il Progetto per il ritorno dell’Iran alla prosperità è condensato in dieci punti essenziali. E si basa principalmente sul dirottamento delle ingenti rimesse economiche provenienti dalla vendita del petrolio dalla spesa monster per la realizzazioni di arsenali nucleari, forniture infinite di armamenti (e finanziamenti), ai soci schierati in prima linea contro il nemico sionista. In tarda sera Pahlavi sui sociale ha sintetizzato che ormai «la Repubblica islamica è effettivamente giunta al termine e sarà presto relegata nella pattumiera della storia».

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Il progetto per la ricostruzione e il reinserimento dell’Iran nell’economia mondiale- dopo decenni di embargo economico - parte proprio dal reinserimento dell’Iran nel contesto economico globale. Dopo il Venezuela (oggi sotto il protettorato energetico Usa), l’Arabia Saudita al secondo posto è proprio l’Iran detenere quasi il 13% delle riserve energetiche (accertate) mondiali. La bellezza di 208 miliardi di barili. Male strutture estrattive - assai datate e per ora limitatamente danneggiate dalla guerra dei 12 giorni - potrebbero avere ben altre potenzialità. E poi c’è una capacità di rilancio economico inespressa. L’eventuale caduta del regie aprirebbe le porte alle imprese cacciate dall’avvento dei chierici a fine anni ’70. Non a caso le principali major del petrolio rivendicano interessi e pagamenti “congelati” dall’allora imam Ruhollah Khomeyn.

Predecessore del leader del partito islamico repubblicano Ali Khamenei. C’è poi l’enorme problema di tornare alla democrazia. Con una guida che possa attrarre le nuove generazioni, compattare il Paese e risolvere le conflittualità con i sodali della dittatura e tutti gli altri ridotti alla fame e alla sete da una gestione dell’economia folle. Teheran questa estate ha rischiato di dover far sfollare la popolazione. Siccità e programmazione infrastrutturale d’era sovietica hanno ridotto del 70% le risorse idriche. Israele offre alla popolazione amica iraniana il supporto per supplire alle carenze con dissalatori da acqua marina e trattamento delle acque reflue per l’agricoltura. Settore in cui Gerusalemme è leader mondiale. Trasformando un deserto in un giardino.

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