Ora la guerra in Iran rischia davvero di riguardare direttamente anche l'Europa. La Francia si è detta "pronta a partecipare" alla difesa dei paesi del Golfo, secondo quanto annunciato questa mattina in una conferenza stampa a Parigi dal ministro degli Esteri, Jean-Noel Barrot.
Il ministro ha annunciato il "sostegno intero e la piena solidarietà" dell'Eliseo ai paesi "amici che sono stati bersaglio deliberato dei missili e dei droni delle Guardie della Rivoluzione e sono stati coinvolti in una guerra che non avevano scelto". Ha citato Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Iraq, Bahrein, Oman, Kuwait e Giordania.
Barrot ha inoltre sottolineato come Hezbollah abbia "commesso un grave errore" ed ha lanciato un appello affinché il movimento cessi ogni operazione. In Libano, ha detto il ministro nel corso della sua conferenza stampa, "Hezbollah ha commesso un grave errore di cui la popolazione ha pagato il prezzo. Deve porre immediatamente termine alle operazioni. Il Libano deve essere preservato dal conflitto nella regione". La Francia, ha aggiunto Barrot, rimarrà impegnata per la sovranità e la stabilità del paese e "organizzerà appena possibile una conferenza internazionale di sostegno alle sue forze armate".
Da parte francese, resta comunque il giudizio negativo sulla iniziativa militare di Donald Trump e Bibi Netanyahu: l'interveno "unilateralmente deciso da Stati Uniti e Israele", ha spiegato il ministro del presidente Emmanuel Macron, avrebbe meritato di essere "discusso nelle sedi internazionali competenti come il Consiglio di sicurezza dell'Onu". Il titolare della diplomazia francese ha definito "deplorabile" il fatto che l'uccisione dell'ayatollah Ali Khamenei sia avvenuta con un'operazione decisa senza passare per le Nazioni Unite. Barrot ha poi sottolineato la "responsabilità schiacciante" di Teheran, che si sarebbe sottratta al negoziato. "L'escalation militare deve cessare", ha aggiunto il ministro, evocando l'importanza di attuare "cambiamenti importanti" in Iran.