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La crisi nel Golfo Persico sta facendo il gioco della Libia

L'Eni scopre nuovi giacimenti. Le major Usa tornano nel Paese nordafricano per le sue enormi riserve di idrocarburi
di Carlo Nicolato venerdì 27 marzo 2026

3' di lettura

La crisi di Hormuz potrebbe anche trasformarsi in un’opportunità per l’Italia. Se infatti l'approvvigionamento di petrolio e di gas dal Medio Oriente, in particolare dal Qatar, sta diventando un serio problema per via della guerra in Iran, il nostro Paese ha il grosso vantaggio, rispetto al resto d’Europa, di trovarsi affacciato sui Paesi nordafricani ricchi di idrocarburi, e di essere anche connesso ad essi con due gasdotti, il TransMed con l’Algeria e il GreenStream con la Libia.

L’Italia, insomma, potrebbe davvero diventare in un prossimo futuro l’hub dell’energia europea, secondo un disegno che Giorgia Meloni aveva prefigurato già all’inizio del suo mandato. In questo quadro, la Libia in particolare riveste un ruolo centrale, specie dopo che è tornata ad essere il primo fornitore di petrolio per Roma e dopo che l’Eni ha scoperto due nuovi giacimenti di gas a seguito di una campagna esplorativa avviata mesi fa, la prima dal 2011. Si tratta di due pozzi capaci, secondo le prime valutazioni volumetriche, di fornire oltre 28 miliardi di metri cubi di gas, localizzati a solo 200km di distanza da Lampedusa, in prossimità del più grande campo gas offshore della Libia. Il ritrovamento di inserisce in un contesto più ampio, quello di un accordo tra Eni e la National Oil Corporation per investimenti fino a 8 miliardi di euro in sviluppi offshore (come Bouri e Bahr Essalam), e in quello di un notevole incremento di produzione sia di gas che di petrolio. La National Oil Corporation conta infatti di estrarre 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno entro il 2030, e di portare entro il 2028–2030, la produzione di petrolio dai circa 1,4 milioni di barili al giorno attuali 2 milioni.

Le scoperte dell’Eni peraltro potrebbero non essere le ultime, dal momento che la gara esplorativa insieme a gruppi come TotalEnergies, BP e Repsol, è ancora in corso, ma le enormi potenzialità energetiche libiche devono fare i conti con la situazione politica locale, con un Paese ancora diviso in due e con due distinti governi, quello riconosciuto a livello internazionale di Tripoli guidato da Abdul Hamid Dbeibeh, e quello di Stabilità Nazionale in cirenaica sostenuto da Khalifa Haftar.

Anche le influenze esterne europee ed extraeuropee sono ancora ben presenti e in lotta tra loro, ma questo non toglie che con l’accordo per il cessate il fuoco siglato nel 2020 sia stata raggiunto un certo equilibrio che rende il Paese nel complesso più affidabile rispetto alla specifica situazione che si è creata nel Golfo Persico per la quale si crede non ci potrà essere una soluzione a breve termine. A Bengasi peraltro si annunciano anche programmi di ricostruzione nel quale un ruolo importante dovrebbero avere diversi Paesi occidentali, in particolare gli Stati Uniti. Anche l’Italia sta facendo la sua parte, specie dalla parte di Tripoli con lo sviluppo del porto di Misurata, i cui lavori sono stati recentemente avviati alla presenza del ministro Tajani.

I rapporti politici ed economici tra Italia e Libia sono in costante crescita. Nel 2024, ultimo dato disponibile, l’interscambio commerciale ha raggiunto 9,5 miliardi di euro (+3,7%), con esportazioni italiane aumentate di oltre il 36%. Nel 2025, l’Italia è stato primo cliente della Libia, con una quota di mercato del 22,4%, e terzo fornitore, con una quota del 10,1%. Ovviamente l’Italia importa dalla Libia praticamente solo petrolio greggio (91,6%) e gas naturale (5,4%).

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