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Germania al collasso, l'allarme di Clemens Fuest: "Un decennio perduto"

di Redazione venerdì 1 maggio 2026

2' di lettura

"Rischiamo un decennio perduto, e se non reagiamo forse anche di più": a lanciare l'allarme sulla situazione economico-finanziaria in Germania è Clemens Fuest, uno dei più influenti economisti tedeschi nonché dirigente dell’istituto Ifo, che ogni mese dà le previsioni della crescita. "Se la Germania non sta attenta, rischia di fare la fine dell’Italia negli anni Novanta", ha aggiunto l'esperto, il cui istituto di recente ha sottolineato come il "bazooka" del cancelliere Friedrich Merz non stia funzionando. A tal proposito Fuest al Corriere della Sera ha spiegato: "Dei 500 miliardi a debito previsti per le infrastrutture, nel 2025 ne sono stati spesi soltanto 24: però gli investimenti aggiuntivi sono stati un miliardo. Vuol dire che i restanti 23 miliardi sono stati usati per altro".

E cioè per coprire i buchi di bilancio. "Di fatto, si è usato il fondo per alleggerire il bilancio ordinario", ha proseguito l'economista, che parla di errore "politico. L’amministrazione ha solo eseguito decisioni prese dalla politica". Secondo lui, inoltre, ci saranno - e in parte ci sono già - conseguenze concrete legate agli investimenti pubblici nella difesa, sempre a debito: "Alcune imprese chiudono, mentre l’industria della difesa in parte riutilizza questa manodopera. Il problema però è che la difesa tedesca è troppo piccola per assorbire il declino degli altri settori. Non avrà mai il peso dell’automotive". 

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Quella Germania che veniva presa come modello economico da tutti gli altri Paesi europei adesso sembra non esistere più. "Oggi la Germania è il Paese che si indebita più rapidamente - ha spiegato Fuest - il debito dovrebbe salire all’80-90% entro il 2040. E questo implica che, se Paesi con un debito elevato, come la Francia, dovessero andare in difficoltà, la Germania sarà meno in grado di soccorrerli". Una circostanza che avrebbe già provocato una perdita di reputazione finanziaria, a suo dire: "In parte è avvenuto. I tassi d’interesse sui titoli tedeschi sono saliti e il divario con gli altri si è assottigliato". 

Quando gli è stato chiesto cosa ci sia dietro la crisi tedesca, l'economista ha risposto: "Ci sono fattori esterni. Prima il contesto globale avvantaggiava la Germania, Paese esportatore, ora non più. Ci sono rotture geopolitiche: la guerra in Ucraina, la fine del gas russo, l’Iran. Poi c’è il protezionismo Usa e, infine, la concorrenza cinese. Vent’anni fa, la Germania era la 'vincitrice della Cina' perché esportava macchinari e tecnologie utili alla loro industrializzazione, tanto quanto l’Italia era la 'perdente', quando i vostri prodotti vennero soppiantati da quelli cinesi. Ora invece perde anche la Germania, perché i cinesi sono competitivi nei settori alti, tradizionalmente tedeschi". Per quanto riguarda i fattori interni, invece, l'esperto ha spiegato: "Abbiamo commesso errori noi stessi, per esempio con una politica energetica molto costosa. E ci siamo adagiati". 

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