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Quel che manca per chiudere la partita nel Golfo

di Mario Sechi lunedì 25 maggio 2026

2' di lettura

Donald Trump prova a chiudere in due tempi la partita del Golfo con l’Iran: prima una tregua di 60 giorni, poi il negoziato per renderla concreta e credibile. Ho qualche dubbio sul risultato finale, perché Teheran dai tempi della rivoluzione khomeinista a oggi ha sempre tradito i patti.

Nella «pax islamista» che stanno apparecchiando tra Teheran e Islamabad, c’è sempre un obiettivo nascosto. Gli Stati Uniti questa luce obliqua non la colgono, sono un impero riluttante che vuole sempre «tornare a casa», l’America è come una gigantesca isola tra due oceani, Trump vuole chiudere in fretta, i militari hanno l’intelligenza per vedere il rischio, ma solo Israele ha la cultura millenaria per leggere tra le pagine della guerra permanente dell’Islam. Ecco perché il problema è l’uranio e non il petrolio dello Stretto di Hormuz, l’arma nucleare rende possibile il sogno, il grande bagliore della distruzione di Israele. Il vero punto d’attacco si disegna su una mappa culturale, come aveva intuito Samuel Huntington. Nonostante tutto, gli Stati Uniti sono ancora l’unico soggetto che ha la potenza per essere il «katéchon», la «forza che trattiene», che contrasta l’arrivo della fine del mondo, secondo la seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi.

Per Sant’Agostino questo compito era dell’Impero Romano, la nostra sola possibilità è l’America, ma non chiedetelo alla Chiesa, non risponderà. Sant’Agostino è archiviato, la sua «guerra giusta» depennata. Giovanni Paolo II parlava del Diavolo, mi colpiva la sua naturalezza nel ricordarne l’esistenza, la presenza, la tentazione. Nella Chiesa dei nostri giorni l’aldilà è diventato un aldiquà. Perfino Gesù è diventato una comparsa nel presepe.

A messa la parola «pace» ricorre più di «preghiamo», la sua evocazione generica ha eliminato la precisione teologica, lo slogan è già al posto del rosario. Se c’è un algoritmo prevedibile, è quello del Vaticano, si sa esattamente cosa diranno e faranno. Oggi esce l’enciclica del Papa, parla di Intelligenza Artificiale.

Il Paradiso (e l’Inferno) possono attendere.

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