Qualcosina in più di 13mila euro, 13.464 per la precisione. Voce di spesa, quella maledetta schiuma fono-assorbente che al Constellation di Crans-Montana ha preso fuoco in appena 140 secondi, la notte di Capodanno, dando origine a un rogo infame che resta il peggior disastro della Svizzera rigorosa e precisa (41 morti, 115 feriti, un’inchiesta che èin corso e continua a scavare). Salta fuori, adesso, nell’incartamento che sta spulciando la procura di Sion, il giorno dell’interrogatorio a madame Moretti, una fattura. Falsa. Pasticciata, pure alterata approssimativamente: è lì da vedere. È scritta con dei font diversi, si riconoscono a occhio nudo. Dice che è stata emessa in Germania, ma l’aliquota dell’Iva corrisponde a quella della Tva, la Taxe sur la valeur ajoutée francese. Sopra ci sono errori macroscopici.
Riguarda l’acquisto dei pannelli isolanti per il disco-pub di Crans che sono un caso dentro il caso, un tassello dell’impianto accusatorio verso i due corsi che dal 2015 gestiscono il locale. Jacques e Jessica, J&J, inizialmente avevano detto di averli comprati in un negozio di bricolage di Riddes, nel Canton Vallese, facendolo suonare a mo’ di discolpa: ci-siamo-fidati. Poi han cambiato versione, si sono ricordati di aver fatto un o
rdine on-line, il venditore era tedesco. Ora che agli atti dell’indagine c’è allegata quella fattura, la questione non è affatto risolta. Anzi, per certi versi si complica con un nuovo capo di imputazione.
Sì, è vero, i giudici vallesani la contestano solo ai fini fiscali, però è l’ennesima tegola, è un altro problema. Chercher l’argent, d’altronde quella dei soldi è sempre una pista valida: gli inquirenti svizzeri a metà aprile hanno ricevuto persino una segnalazione dalla Francia, una soffiata anonima circa una presunta carta di credito Revolut senza limiti di spesa che sarebbe arrivata (di nuovo) alla signora Moretti. Perché? Per farci cosa dato che non può lasciare il Paese e si è dovuta far prestare il denaro anche per pagare la cauzione? Il sospetto, tutto ancora da confermare, tutto ancora in fase di mera ipotesi, è che possa essere usata per il riciclaggio.
Non cambiano le imputazioni per la strage, quel filone resta impostato sull’omicidio plurimo e colposo, sull’incendio e le lesioni gravi (l’attestazione datata undici anni fa, al massimo, ha gli estremi del falso documentale, è un guaio per il fisco e non per il penale), eppure iniziano a emergere dettagli che tanto secondari non sono. C’è una chat di whatsapp, per esempio, che contiene un vocale fatto sentire in aula con la voce di Jessica che dà istruzioni precise ai suoi dipendenti: «Avrei gradito che si facesse», «potreste farlo», si riferisce al corteo pirotecnico con le bottiglie e i mini-bengala e i camerieri sulle spalle dei colleghi per il quale J&J hanno sempre sostenuto di non aver mai obbligato nessuno. C’è un altro messaggio, nella stessa conversazione, l’ha inviato proprio Jessica, dice: «Attenzione alle candele perché se finiscono sulla mousse possono bruciare il Constellation» («un semplice un modo di dire», spiegherà lei ai magistrati). C’è il nodo della porta di servizio, quella per l’emergenza che forse «nel panico le vittime hanno dimenticato» (come avrebbe sostenuto Jacques). Ora Jessica «è stata indagata per una fattura falsa, non una fattura qualsiasi ma quella dell’acquisto della schiuma. A partire da quando ci saranno delle dichiarazioni sincere? Dov’è il rispetto delle vittime? Stiamo perdendo tempo prezioso», si sfoga uno degli avvocati che oltre le alpi rappresentano diverse famiglie delle vittime, Romain Jordan (e che, tra l’altro, è incaricato anche dal governo a rappresentare l’Italia).
Non parla senza fondamento, Jordan. Davanti alla procuratrice aggiunta Catherine Seppey e a una sessantina di legali delle parti civili, ieri, si è presentata Jessica Moretti. Jeans chiari e blazer corto verde militare sopra a una maglietta bianca: «Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti», anticipa il suo interrogatorio con una dichiarazione spontanea che a molti non va giù («Essere distrutti significa non poter abbracciare i propri figlio doverli assistere in ospedale», commenta mamma Laetitia che nel rogo del Constel ha perso il suo 16enne Arthur). «Siamo disposti a incontrare le famiglie se lo vorranno», continua invece la signora Moretti, mentre il marito sarà ufficialmente interrogato venerdì prossimo (il 12 giugno) come recupero dell’udienza del 7 aprile che era stata rinviata. Su Crans torna a parlare anche Nicolas Féraud, il sindaco della località alpina, peraltro anche lui indagato per l’incendio, che intervistato dalla televisione locale non nasconde il rischio di bancarotta del Comune qualora le richieste di risarcimento per i fatti di San Silvestro dovessero travolgere anche le casse del municipio.