Tra Donald Trump e l'Iran scoppia la pace, forse. Teheran frena ma il presidente degli Stati Uniti fissa già la data dell'intesa che porrebbe fine alla guerra nel golfo. Secondo quanto riferito dalla Nbc, giovedì le forze armate statunitensi erano a circa tre ore dal lanciare attacchi contro l'Iran quando Trump li ha annullati, sostenendo che fosse stato raggiunto un accordo per porre fine al conflitto e che questo sarebbe stato presto firmato.
Al momento dell'annuncio di Trump, i militari Usa avevano già individuato gli obiettivi e la Marina statunitense aveva già adeguato i piani operativi e predisposto gli armamenti per gli attacchi. Secondo l'emittente statunitense, se fossero stati eseguiti, gli attacchi sarebbero stati simili a quelli condotti dagli Usa nelle due notti precedenti. Nonostante l'affermazione di Trump secondo cui gli Stati Uniti avrebbero presto "preso" l'isola iraniana di Kharg, quest'ultima non figurava nella lista degli obiettivi. Viene inoltre riferito che il repentino cambio di rotta del presidente e la sua improvvisa decisione di annullare gli attacchi hanno lasciato i vertici militari "confusi".
La possibile cerimonia di firma di un "memorandum di intesa" tra Washington e Teheran potrebbe avvenire "nei prossimi giorni" a Ginevra: lo riporta Axios, spiegando che ieri quattro aerei C-17 statunitensi sono decollati per l'Europa nella giornata di iera, trasportando "materiale per un possibile viaggio" del vicepresidente Usa J.D. Vance, che Trump ha indicato come la figura incaricata di firmare l'accordo preliminare, verso la città svizzera.
Nei fatti, Teheran non avrebbe ancora preso una decisione sull'accordo annunciato dalla Casa Bianca, smorzando così l'entusiasmo suscitato dall'annuncio di Trump, che ha parlato di una firma già "questo fine settimana". Tra Washington e Teheran è stato "raggiunto un ottimo accordo". "Una volta finalizzati i documenti, cosa che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, probabilmente firmeremo, forse in Europa", ha dichiarato dallo Studio Ovale. Tuttavia, i diplomatici iraniani hanno subito affermato che il regime non ha ancora deciso di firmare: "Finora l'Iran non ha ancora raggiunto una conclusione definitiva in merito all'accordo", ha dichiarato il portavoce Esmail Baqaei.
Lo stesso Trump, del resto, era stato piuttosto vago sul reale stato delle cose, dicendo di "credere di aver capito" che la guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, avesse approvato quello che ha definito un "accordo quadro molto solido". Il fatto che non abbia fornito dettagli sul contenuto dell'intesa, se non che garantiva l'immediata riapertura dello Stretto di Hormuz dopo la firma e l'impossibilita' per l'Iran di acquisire armi nucleari, lascia molto spazio all'interpretazione. Un messaggio diffuso su X dall'ufficio del primo ministro israeliano ha ricordato la promessa fatta da Trump a Benjamin Netanyahu che qualsiasi accordo finale avrebbe incluso "l'eliminazione dell'uranio arricchito" da Teheran.
Questa speranza di una risoluzione del conflitto ha fatto crollare i prezzi del petrolio, con il Brent del Mare del Nord, il benchmark globale, in calo dell'1,11% a 89,37 dollari al barile intorno alle 2:30 GMT. Rassicurati, anche i mercati asiatici hanno registrato un'impennata venerdi' mattina, con l'indice Nikkei di Tokyo in rialzo di quasi il 4% e il Kospi di Seul in forte crescita di oltre il 7%. Ieri Trump aveva promesso di colpire l'Iran "duramente", minacciando in particolare di "conquistare l'isola di Kharg", il principale terminal petrolifero del Paese. Ma "prendendo atto che i colloqui con la Repubblica Islamica dell'Iran sono stati esaminati e approvati dalle più alte autorità iraniane", ha poi annunciato sul suo social network Truth Social di aver "annullato gli attacchi e i bombardamenti previsti".